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“Tari, a Viterbo gli aumenti percentuali più alti a livello nazionale”

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Viterbo – “Viterbo è tra le città italiane che tra il 2016 e il 2020 hanno registrato gli aumenti percentuali più alti per quanto riguarda la Tari. L’aumento nella città dei papi è stato del 20,6%. L’aumento nazionale medio è stato invece del 2,4%”. I dati sono della Uil, le dichiarazioni del segretario generale di Viterbo Giancarlo Turchetti.


Viterbo - Il segretario Giancarlo Turchetti

Viterbo – Il segretario della Uil Giancarlo Turchetti


“La città – prosegue Turchetti – è al quinto posto a livello nazionale. Si è passati dalle 299 euro che si pagavano nel 2016 ai 306 euro del 2020, con un aumento del 5,4% rispetto anche al 2019. Prima di Viterbo ci sono Crotone, Lecce, Teramo e Imperia. Subito dopo Matera, Chieti, Catania, Trapani e Pistoia”.

Lo studio è stato fatto dal servizio lavoro, coesione e territorio della Uil che ha elaborato i costi in 105 città capoluogo di provincia. Il campione si riferisce a una famiglia composta da quattro componenti con una casa di 80 mq. Nelle città in cui è in vigore la tariffa puntuale (Tarip) si è fatto riferimento agli “svuotamenti minimi” e le tariffe sono comprensive dell’Iva al 10%. La Tari, tassa sui rifiuti, è comprensiva del tributo provinciale ambientale (Tefa).


Viterbo - Palazzo dei Priori

Viterbo – Palazzo dei Priori


“Tra il 2016 e il 2020 – ha detto la segretaria confederale Uil, Ivana Veronese – la Tari a livello nazionale è aumentata mediamente del 2,4%. Mentre nell’ultimo anno l’aumento è stato pari allo 0,8%”. A Viterbo l’aumento è stato invece del 5,4%.


Rifiuti - Immagine di repertorio

Rifiuti – Immagine di repertorio


“Rimane il dato – commenta infine Ivana Veronese – che conferma il peso sul bilancio delle famiglie, soprattutto nel Mezzogiorno, di una tassa che spesso non corrisponde ad un servizio efficiente ed efficace. Infatti, le tariffe della Tari devono assicurare l’effettiva copertura sia di gestione del servizio che di investimento nelle infrastrutture inerenti al ciclo integrato dei rifiuti, per rendere qualitativamente migliore la vita del cittadino. Occorre quindi puntare ad una politica di investimenti nel ciclo integrato dei rifiuti, soprattutto nel Mezzogiorno, utilizzando anche le risorse della Next Generation Ue”.

Daniele Camilli


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