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“Banche, a Viterbo il 30% sono istituti di credito cooperativo”

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La tenuta del credito cooperativo anche nel Lazio sembra essere la diretta conseguenza della chiusura degli sportelli e dell’abbandono del territorio da parte delle grandi banche. Un fenomeno rappresentato nella tavola rotonda organizzata da First Cisl Lazio: “Il credito cooperativo tra Europa e coesione territoriale”.

Alessandro Scorsini (First Cisl, bancari)

Alessandro Scorsini – First Cisl


All’evento – introdotto dal segretario generale First Cisl Lazio Maria Veltri e moderato da Paolo Grignaschi, responsabile del network dirigenti Bcc First Cisl – hanno partecipato Lucio Lamberti del Comitato scientifico Fondazione Fiba, Paolo Tammaro responsabile ufficio studi First Cisl Lazio, il presidente Bcc Colli Albani Maurizio Capogrossi, il presidente di Bcc Bellegra Gianluca Nera e il direttore generale di Banca Lazio Nord Giulio Pizzi.

Nel corso del suo intervento, il segretario generale First Cisl Lazio Maria Veltri ha sottolineato come “contrariamente a quanto succede nei grandi gruppi bancari che privilegiano il mercato e la finanza, il credito cooperativo rivolge le sue attenzioni alle realtà economiche territoriali e alle persone enunciando l’articolo 2 dello statuto”.

I dati, raccolti dall’ufficio studi First Cisl Lazio con il responsabile Polo Tammaro, evidenziano come dal 2016 al 2019  il numero degli sportelli delle Bcc è cresciuto in controtendenza rispetto al comparto Abi.  

Il professore Lucio Lamberti, del comitato scientifico fondazione Fiba, afferma che il “rapporto tra banca e piccola e media impresa è sempre più difficile, perché la banca fa sempre meno credito e sempre più finanza. I depositi vengono sempre meno utilizzati per fare prestito”.

Nell’area di Viterbo il 30% sono banche di credito cooperativo operando in controtendenza rispetto a tutto il sistema del credito, aprendo nuovi sportelli, evitando di fatto la debancarizzazione dei territori.

“Il credito cooperativo – ha continuato Colombani – sta vivendo un momento di grande contraddizione. La cessione a fondi specializzati di Npl, classificati come ‘inadempienze improbabili’, allontanerà le Bcc dai territori di riferimento. Le modalità di recupero, infatti, possono pregiudicare la sopravvivenza di piccole e medie imprese in temporaneo stato di difficoltà, distruggendo capacità produttiva e occupazione in quegli stessi territori sostenuti dalle Bcc per anni e anni.

Una evidente distonia dovuta ai diktat della vigilanza. Il nuovo quadro normativo e regolamentare introdotto dalla riforma sta snaturando la biodiversità del credito cooperativo”, per essere al servizio del territorio vanno ripensate le regole.

È necessario adottare il principio di proporzionalità che consenta alle singole Bcc di essere sollevate da adempimenti gravosi. Ma è anche necessario colmare le distanze tra i gruppi cooperativi e le Bcc, valorizzando l’autonomia funzionale di ogni singola realtà. In una tale prospettiva First Cisl darà il proprio contributo, affinché le BCC possano essere uno dei motori della ripartenza del nostro Paese.

Per il leader dei bancari della Cisl è necessario intervenire sulle politiche legislative e regolamentari: “Le piccole-medio banche non possono essere assoggettate alle regole delle grandi banche, soprattutto in tema di risoluzione unica della crisi bancaria.

Non dobbiamo e non possiamo sprecare gli avvertimenti che questa crisi ha messo in evidenza e questo accadrà solo se saremo in grado di rimanere nella realtà.

Una considerazione espressa in tutti gli interventi: ognuno deve portare il proprio contributo, la propria disponibilità e il proprio lavoro. Come First Cisl siamo pronti a trovare soluzioni, percorsi nuovi anche fuori dagli schemi tradizionali.

Il manifesto AdessoBanca! e la proposta relativa all’adozione della consulenza in materia di investimenti su base indipendente utilizzando lavoratori subordinati ne sono un esempio. Abbiamo la necessità di confrontarci per costruire insieme il futuro con un orizzonte più ampio, tenendo al centro le persone e lavorando per il bene di tutti. Eventi come questo devono essere l’occasione per affrontare i problemi con libertà, ognuno con le proprie esperienze perché è su questo che si costruisce.

La particolarità nella costituzione dei gruppi bancari cooperativi, diversa e non paragonabile al resto del mondo del credito, gestita tramite i ‘contratti di coesione’, evidenzia la sua complessità organizzativa e gestionale nel numero di banche aderenti a ogni singolo gruppo: circa 150 per il gruppo Iccrea e circa 80 per il gruppo Cassa centrale banca.

Una situazione unica, quella dei contratti di coesione, non completamente adeguata alle nuove esigenze che il momento richiede.

Il credito cooperativo – ha aggiunto Colombani – necessita di una revisione complessiva dell’attuale architettura istituzionale al fine di valorizzare l’autonomia funzionale delle singole Bcc e che sappia guardare al futuro, per sostenere le famiglie, le piccole e medie imprese e le cooperative del territorio”.

Il direttore generale di Banca Lazio Nord Giulio Pizzi, ricorda che già dal 2005 si parlava di Ips. Il modello organizzativo Bcc è ancora compatibile? Trovare un modello diverso da quello commerciale è la nostra sfida sociale, che ci contraddistingue e ci deve contraddistinguere, difficile ma non impossibile, bisogna “trovare una terza via”.

I presidenti e il direttore generale Pizzi nel corso dei loro interventi, hanno sottolineato l’importanza di richiamarsi ai valori propri del credito cooperativo quali la mutualità e la vicinanza al territorio e alle persone.

Alessandro Scorsini
Segretario generale First Cisl di Viterbo


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