Franco Fiorito
Viterbo – (sil.co.) – Dossier farlocco contro Francesco Battistoni, al palo il processo a Gianfranco Fiorito iniziato l’11 settembre del 2016. Ieri, a distanza di quasi cinque anni dalla prima udienza, sarebbe dovuto essere il giorno della verità: remissione di querela oppure discussione. Invece è arrivato il colpo di scena.
La “madre di tutte le udienze” è saltata a causa del trasferimento del giudice titolare, Giacomo Autizi, all’ufficio gip-gup. Il processo è passato al suo successore, Francesco Rigato, trasferito a sua volta dall’ufficio gip-gup al dibattimento. Ma essendosi già occupato del caso durante la fase preliminare, il magistrato non ha potuto far altro che dichiararsi incompatibile e rinviare gli atti al presidente del tribunale perché nomini un altro giudice.
Nel frattempo sono trascorsi quasi nove anni dal “falso scandalo” delle spese pazze in Regione che a settembre del 2012 coinvolse l’attuale senatore e sottosegretario all’agricoltura di Forza Italia, vittima dell’ex capogruppo regionale del Partito della libertà Franco “er Batman” Fiorito, oggi 49enne, accusato di diffamazione aggravata in concorso e calunnia.
Coimputato, per il solo reato di diffamazione aggravata in concorso, il giornalista viterbese Paolo Gianlorenzo. Sono stati rinviati a giudizio il 21 febbraio 2016.
Francesco Battistoni in tribunale
Dallo scandalo Rimborsopoli al dossier farlocco
Battistoni, 53 anni, all’epoca consigliere regionale nella corrente opposta all’interno del partito (le cui due anime erano Forza Italia e Alleanza nazionale), si è costituito parte civile, assistito dall’avvocato Enrico Valentini. E con lui la segretaria Erica Antonelli, della quale Gianlorenzo scrisse facendo intendere che fosse l’amante.
Nel corso del dibattimento è emerso come tra il 12 e il 13 settembre 2012 – nella due giorni più calda dello scandalo “Rimborsopoli”, sfociato nelle dimissioni in blocco della giunta governata da Renata Polverini – Fiorito sarebbe schizzato qua e là per Roma, con almeno una decina di plichi contenenti le presunte fatture gonfiate (in realtà tarocche) dei suoi colleghi consiglieri regionali del Pdl, da consegnare alla stampa capitolina che conta perché avessero massima diffusione.
Sarebbe stato invece l’ex autista-segretario-factotum, nel secondo giorno di peregrinazioni, a portare in zona Portuense il plico poi recapitato da un collega viterbese a Gianlorenzo.
Difendersi attaccando, strategia flop
Secondo il sostituto procuratore Massimiliano Siddi, il dossier farlocco sarebbe servito a gettare fango su Battistoni, oggi senatore e all’epoca suo successore nel ruolo di capogruppo regionale, “colpevole” di aver scoperto gli ammanchi nelle casse del gruppo Pdl, per cui Fiorito è finito in manette e poi è stato condannato in via definitiva a due anni, 11 mesi e 15 giorni.
Secondo le indagini, il presunto plico di fatture false sarebbe stato parte integrante della strategia di Fiorito: difendersi, attaccando e accusando tutti di spendere e spandere. Le fatture tarocche, con quegli importi gonfiati, potevano far passare il concetto che Battistoni, in primis, aveva chiesto rimborsi illegittimi per cene di lusso, comunicazione e pubblicità.

