Tel Aviv – Continuano i raid e il lancio di razzi su Gaza. Nella notte sono stati colpiti 15 chilometri della rete dei tunnel, detta “Metro”, di Hamas nel nord della Striscia. Lo ha fatto sapere il portavoce militare secondo cui in particolare sono stati centrati i passaggi tra i vari tunnel, definiti la ‘Linea C’ della rete.
Razzi lanciati nella notte su Gaza
“L’attacco – ha aggiunto il portavoce – ha fatto parte di una più larga operazione dell’esercito per colpire in maniera significativa il sistema sotterraneo terroristico”. “Come parte dell’attacco, circa 35 obiettivi terroristici sono stati presi di mira in un periodo di tempo di circa 20 minuti”, si afferma in un comunicato dei militari. Secondo le forze armate israeliane, all’attacco hanno partecipato 54 aerei da combattimento che hanno sganciato circa 110 munizioni di precisione, distruggendo 15 chilometri di tunnel.
Sono 218 le vittime palestinesi, 197 delle quali nella sola Striscia di Gaza dall’inizio dei raid israeliani sferrati come rappresaglia contro il lancio di razzi verso il territorio israeliano. Tra le vittime, 58 sono minori. Questo l’ultimo bilancio fornito dal ministero della Sanità palestinese, che precisa che 197 persone sono morte a Gaza e a queste vanno aggiunte i 21 morti in Cisgiordania, uccisi dai colpi sparati dalle forze di sicurezza israeliane. I feriti sono 1.235 a Gaza e 4.360 in Cisgiordania, secondo quanto riporta l’agenzia Wafa.
Intanto proseguono gli appelli delle maggiori potenze mondiali per un cessate il fuoco. Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha avvertito che ulteriori combattimenti potrebbero far precipitare la regione in una “crisi incontenibile” ed ha implorato la fine immediata di una violenza “assolutamente spaventosa”. L’Onu ha anche avvertito della carenza di carburante a Gaza, che potrebbe portare a una perdita di capacità di ospedali e altre strutture essenziali. Lynn Hastings, vice coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, ha detto alla Bbc di avere fatto appello alle autorità israeliane per consentire all’Onu la consegna di carburante e rifornimenti.
