Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Per ragioni che non sto qui a raccontare mi è capitato di imbattermi nel quadro qui illustrato, opera del pittore andaluso del tardo seicento Alonso Miguel de Tovar attivo a Siviglia.
L’opera, olio su tela, datato circa 1720, è conservato nel Museo Carmen Thyssen di Malaga. Vi viene raffigurata una pastorella con un volto con tratti ancora infantili. Ha un corpetto di pelle di pecora e alle spalle si intravvede un cappello di paglia.
Attorno al capo della fanciulla si irraggia l’alone di santità e in alto due angioletti reggono in volo una corona regale. Alla sua destra è appoggiato il lungo bastone pastorale; la mano sinistra regge due roselline bianche, mentre la destra carezza affettuosamente sul capo una delle cinque pecorelle che si stringono intorno. Dalla loro bocca spuntano dei petali che sono, invece, di colore rosa.
Sullo sfondo a destra si svolge una strana scena: una belva di cui si vede la testa minaccia una pecorella, mentre un angelo armato scende in volo a difenderla. Dalla bocca della pecorella esce un fumetto che dice: “Ave Maria”. Non sembra spaventata, non fugge; si sente protetta dall’invocazione alla Madonna, dalla figura angelica che accorre e dalla rosa taumaturgica che entra vicinissima in scena.
La figura angelica che accorre è identificata come l’arcangelo Michele che tuttavia non veste l’armatura e in luogo delle bilance regge, insolitamente, lo scudo.

Miguel de Tovar, “La Divina Pastora”
Parole scritte come uscite dalla bocca non sono una novità: basta ricordare l’Annunciazione di Simone Martini o di Beato Angelico, ma non sono in grado di dire, come mi piacerebbe, se de Tovar sia stato l’inventore della nuvoletta (il fumetto) che esce dalla bocca.
Ed eccoci alla tesi: il volto infantile e la mano che regge le due roselline bianche sono in palese relazione con la famosa santa Rosa del museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, dipinta da Bartolomé Esteban Murillo.
Riportiamo i particolari e ne vedremo altri esempi che confermano l’evidenza che de Tovar ha dipinto santa Rosa. Non a caso possiamo intanto notare che i fiori che stanno scomparendo in bocca, evidentemente mangiati dalle pecorelle, non sono bianchi, identificandosi con quelli tenuti in mano dalla santa Rosa del Murillo, ma hanno il colore che ricorda il nome della Santa e se ne nutrono.

Esteban Murillo, “Santa Rosa da Viterbo”
Mi sia qui consentita una digressione perché gli aneddoti sono sempre interessanti e questo sta all’origine della nostra storia. Il lettore attento avrà notato che le immagini della fanciulla con le due roselline in mano opera rispettivamente di Esteban Murillo e del suo allievo Miguel de Tovar si trovano rispettivamente nel Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid (nella sezione di Arte Antica, indicata come Sala Carmen Thyssen) e nel Museo Carmen Thyssen di Malaga.
Questa signora che aveva amato, posseduto e certamente riconosciuta l’identità iconografica delle due immagini delle giovanissime con in mano le due roselline dipinte rispettivamente dal maestro e dall’allievo, era María del Carmen Rosario Soledad Cervera y Fernández de la Guerra, ex miss Spagna…
Alessandro Finzi