Viterbo – (sil.co.) – Rifiuti, record di quasi un anno tra un’udienza e l’altra. Succede a causa del brusco stop al processo scaturito dal filone “Casale Bussi” della maxinchiesta Vento di Maestrale.
E’ il processo tra i cui imputati c’è l’ex patron della Ternana Francesco Zadotti, che sarebbe dovuto riprendere ieri con l’ascolto dei testimoni delle parti civili dopo l’udienza dello scorso 16 dicembre ed è stato invece rinviato al prossimo 10 novembre.
Motivo, la diversa composizione del collegio del quale, in assenza del giudice Gaetano Mautone, è presidente la collega Elisabetta Massini affiancata da un magistrato togato e da un magistrato onorario.
A sollevare una vera e propria questione di costituzionalità relativamente alla composizione della terna giudicante è stato il noto avvocato romano Alessandro Diddi, trovando il pieno appoggio di tutti gli altri difensori.
E dello stesso tribunale che, giudicando l’eccezione fondata, ha rinviato l’udienza a fra sei mesi.
Francesco Zadotti – Ieri era presente in aula
Come detto, è il processo per il filone “discarica” della maxinchiesta della procura sfociata in nove arresti all’alba del 3 giugno 2015, con un numero record di 78 parti civili tra cui il Comune di Viterbo e la Regione Lazio.
Sette gli imputati: Francesco Zadotti, Daniele Narcisi, Massimo Rizzo, Paolo Stella, Gaetano Aita di Ria&Partners ed Ecologia Viterbo srl.
I reati loro contestati a vario titolo sono associazione per delinquere, truffa e frode nella gestione dei rifiuti urbani. Ma anche gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti e operazioni non autorizzate.
Operazione “Vento di maestrale” – Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

