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Monsignor Francesco Miccichè parte offesa in un processo per diffamazione…

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Tribunale

Il tribunale di Viterbo


Viterbo – (sil.co.) – Monsignor Francesco Miccichè al tribunale del Riello per essere sentito come testimone in un processo per diffamazione in cui è parte offesa. 

Miccichè è il vescovo emerito di Trapani accusato di peculato perché si sarebbe appropriato di soldi destinati alla diocesi. A Viterbo è stato sentito come parte offesa nel processo per diffamazione a mezzo stampa che si è aperto davanti al giudice Francesco Rigato in cui è imputata nelle sue vesti di blogger Doriana Goracci, residente a Capranica all’epoca dei fatti, difesa dall’avvocato Francesco Maria Cardosi del foro di Roma. 

Al centro della vicenda un articolo e i relativi commenti comparsi su un blog in cui si parla, in termini ritenuti diffamatori dall’accusa, delle vicende giudiziarie del religioso d’origine siciliana che attualmente vive a Roma.

Micciché, 78 anni, fu sollevato dall’incarico di vescovo della diocesi di Trapani da papa Benedetto XVI nel maggio 2012, ma non sospeso a divinis. E fu poi indagato nel 2015 dalla procura di Trapani per un presunto ammanco di fondi dell’8 per mille della Conferenza episcopale italiana destinati alla sua diocesi. L’inchiesta è poi sfociata in un processo per peculato, tuttora in corso, con l’accusa, per l’ex vescovo, di essersi impossessato di circa 300mila euro. 

Il processo viterbese, in cui è parte offesa, riprenderà il prossimo 2 dicembre. 


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 

 


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