Agrigento – Non ci sarà nessun processo per Carola Rackete, la comandante della Sea Watch 3 accusata di aver forzato l’ingresso nel porto di Lampedusa con 42 migranti a bordo. Il gip di Agrigento ha accolto infatti la richiesta avanzata dalla procura di archiviazione dell’indagine nei confronti della 33enne.
Carola Rackete
La questione risale al 29 giugno 2019. La Sea Watch 3 17 giorni prima aveva salvato in mare 42 migranti. Quella notte però, non potendo più garantire la sicurezza a bordo della propria nave, la comandante Carola Rackete aveva invocato lo stato di necessità e ribadito la richiesta di sbarco, nonostante l’allora ministro dell’interno Matteo Salvini non le avesse concesso il permesso. Non avendo ricevuto nessuna risposta, la comandante aveva forzato l’ingresso nel porto di Lampedusa.
Durante la manovra, però, la Sea Watch 3 aveva speronato una motovedetta della guardia di finanza. Proprio per questo motivo Rackete, appena scesa dalla nave, era stata arrestata con l’accusa resistenza o violenza nei confronti di una nave da guerra. Una fatto che ha occupato per giorni le prime pagine di tutti i giornali d’Italia, dividendo l’opinione pubblica tra chi condivideva la politica dei porti chiusi di Matteo Salvini e chi invece chiedeva che ai migranti di quella nave, e di tante altre, venisse concesso in tempi rapidi il permesso di sbarco.
Pochi giorni dopo però la gip aveva annullato l’arresto della comandante. Oggi, a distanza di quasi due anni da quella notte, la vicenda giudiziaria si chiude definitivamente con l’archiviazione dell’indagine. Carola Rackete, dunque, non andrà a processo. Per la procura di Agrigento, Carola aveva infatti il “dovere di portare i migranti in un porto sicuro” e di salvare vite umane.
