Tarquinia – Giuseppe Antoci cittadino onorario
Tarquinia – Il sindaco Alessandro Giulivi ha consegnato le chiavi della città a Giuseppe Antoci.
La cerimonia, che ha avuto come protagonista l’ex presidente del parco dei Nebrodi, si è svolta ieri nel palazzo Comunale di Tarquinia.
Un giorno non casuale quello scelto dall’amministrazione. Proprio ieri si è celebrata la giornata nazionale della legalità a 29 anni dalla strage di Capaci mentre Antoci, nel 2016, è stato vittima di un attentato mafioso, sventato grazie all’intervento degli uomini della scorta e degli agenti del commissariato di Sant’Agata di Militello (a capo di quest’ultimo c’era l’ex dirigente del commissariato di Tarquinia Daniele Manganaro).
“Tra maggio e luglio del ’92 persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – ha spiegato Giulivi durante la manifestazione -. Secondo chi li ha uccisi erano troppo bravi a combattere le mafie. Erano uomini con un enorme senso della legalità: un valore che esige impegno ed educazione, cose che le mafie temono al pari degli uomini giusti come Antoci.
La vita di persone del genere è l’esempio di un’Italia che non si piega e ci sprona a mantenere alta l’attenzione, sia come amministratori che come cittadini. In momenti del genere sono ancora più orgoglioso di essere sindaco di Tarquinia. Qualcuno mi ha chiesto il perché Tarquinia abbia scelto Antoci, vista la lontananza tra Lazio e Sicilia, ma il motivo è semplice: è sempre Italia e stiamo parlando di un uomo che porta in Italia la legalità“.
Tarquinia – Alessandro Giulivi e Giuseppe Antoci
Premio nazionale Paolo Borsellino e premio continentale per l’Ambiente 2016, Antoci vive sotto scorta dal 2014. Negli ultimi anni si è impegnato a combattere il business della mafia sui terreni pubblici del parco da lui gestito. Da presidente dell’area, sempre nel 2014, ha introdotto il protocollo che impone il certificato antimafia alle aziende cui vengono concessi i pezzi di demanio in affitto. Particolarmente toccante il suo discorso di ringraziamento nei confronti di Tarquinia.
“E’ il primo anno che in questa giornata non sono al reparto scorte di Palermo – ha raccontato l’ex presidente del parco dei Nebrodi -. Due anni fa, nello stesso reparto, c’era il figlio di una persona morta in quelle stragi, che guardava le immagini con un volto impietrito. Aveva solo una lacrima che gli scendeva lungo il viso e quella lacrima ha trafitto il mio cuore. Mi ha fatto capire il valore del sacrificio del vivere sotto scorta.
Questo paese di simboli e di eroi ne ha avuti troppi, adesso ha bisogno di normalità. Quante persone, nel silenzio, al di là di Antoci, mettono a rischio le loro vite? Tantissime, magari ribellandosi alle mafie e smettendo di pagare il pizzo. Queste persone sono un pezzo di stato, sono degli eroi. Nella vita si può morire in tanti modi. Per esempio si può morire uccisi in un attentato di mafia ma anche morire ogni giorno, girandosi dall’altra parte e fare finta di non vedere. Il silenzio aiuta la mafia e chi tace muore ogni giorno.
Noi siamo più di loro. Le persone perbene sono più di loro, bisogna solo fare squadra e non ce la faranno mai a sconfiggerci. Sono dei poveracci e noi siamo così tanti che sono loro a dover avere paura”.
Samuele Sansonetti

