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Sorelline vestite da Cappuccetto Rosso, violentate e filmate… l’imprenditore nega

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Capranica – Sorelline vestite da Cappuccetto Rosso, violentate e filmate. Alle battute finali il processo ai genitori e all’imprenditore accusati di pedofilia. Nega l’imprenditore, interrogato ieri davanti ai giudici: “Finalmente ho potuto dire la mia verità”. 

Le piccole avevano 6 e 8 anni quando, nella primavera del 2014, sarebbero state costrette a subire violenza con la complicità del padre e della madre, una coppia originaria dell’est europeo residente a Capranica che, riottenuto l’affidamento delle figlie e del fratello maggiore, nel frattempo si è resa irreperibile facendo rientro in patria con tutta la famiglia. 

Il padre è imputato anche per maltrattamenti in famiglia, nei confronti del figlio adolescente e della moglie non vedente.


Il tribunale

Polizia


Sentiti tutti i testimoni dell’accusa e della difesa nel corso di un processo che, essendo le vittime dei minori, si è svolto interamente a porte chiuse, ieri è stata la volta dell’imprenditore, assistito dagli avvocati Noemi Palermo e Vincenzo Petroni.

Un’udienza liberatoria per l’imputato, che si è sempre dichiarato innocente. “Finalmente ho potuto dire la mia verità ai giudici, che è poi la stessa verità che ho sempre riferito agli inquirenti fin dal primo momento, quando sono stato sentito dal personale della questura. Sono assolutamente estraneo alla accuse che mi vengono rivolte”, ha riferito l’uomo tramite i suoi legali, lasciando il tribunale nel primo pomeriggio.

Secondo il pm Paola Conti, i tre imputati finito sotto inchiesta nel maggio 2014 avrebbero ripreso gli abusi con una telecamera. Dietro la cinepresa, stando alle indagini, l’imprenditore, datore di lavoro del papà delle piccole. Davanti invece il padre, la madre non vedente e le bambine che, ascoltate nell’incidente probatorio chiesto dalla pm Conti, sono risultate parzialmente attendibili.

Nel frattempo, durante il processo, è emerso che la macchina fotografica sequestrata all’imputato, corrispondente a quella descritta dalle sorelle, sarebbe stata rinvenuta non a casa del cinquantenne, bensì in un magazzino dell’abitazione dei genitori. Sottoposta a perizia, non avrebbe contenuto immagini o filmati di natura pedopornografico, né altro raffigurante le bambine.


Vincenzo Petroni

Vincenzo Petroni, con la collega Noemi Palermo difende l’imprenditore


Le piccole, come si ricorderà, avrebbero raccontato, nel contesto dei presunti abusi subiti, anche di travestimenti da personaggi delle favole che sarebbero stati immortalati da un uomo, mentre si trovavano su un letto matrimoniale alla presenza dei genitori.

In una casa disabitata di proprietà dell’imprenditore sarebbe stata individuata la camera con lo stesso letto matrimoniale a cassettone descritto dalle presunte vittime. Nel bagno dell’uomo, single e senza figli, gli agenti della squadra mobile hanno rinvenuto uno sgabello per bambini con disegnata la faccia di un orsetto, anch’esso oggetto di descrizione. 

Le vittime avrebbero riconosciuto i luoghi. Ma come detto non è stata trovata alcuna immagine, nessuna fotografia che le riprendesse. Tanto meno vestite da Cappuccetto Rosso, come sarebbe stato fatto fare loro in un filmino a luci rosse.

Niente di pedopornografico, neanche sul computer dell’imprenditore. “A suo carico non è stato trovato nulla e il presunto riconoscimento dei luoghi da parte delle bambine è assolutamente discutibile – ribadiscono i difensori – chi non ha un letto in casa, chi non possiede una fotocamera? L’imprenditore non c’entra nulla, è solo il datore di lavoro del padre, dipendente del suo supermercato”.

Il processo riprenderà a luglio, la sentenza dovrebbe arrivare prima della fine dell’estate.

Silvana Cortignani


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