Corchiano – (sil.co.) – A Corchiano l’ennesimo caso di violenza domestica. Vittime una mamma e tre bambini tra i 3 gli 11 anni, il cui spavento e i cui pianti sono stati ampiamente descritti ieri in tribunale dai carabinieri intervenuti più volte in soccorso della donna. Spesso sarebbero state proprio le grida disperate dei piccoli a far scattare l’allarme da parte dei vicini.
In soccorso i carabinieri
Lui, padre del più piccolo, non si sarebbe fatto scrupolo di aggredirla davanti ai minori. Arrivando perfino a minacciarla con un coltello per impedirle di uscire di casa coi bambini. E a chiudersi a chiave con lei e i piccoli nell’appartamento per impedirle di cercare rifugio presso l’abitazione della madre.
Dopo quattro anni di convivenza, finiti l’estate scorsa con l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento, l’uomo, per il quale è stato chiesto il giudizio immediato, è comparso ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei con l’accusa di maltrattamenti aggravati.
Testimoni la ex e due carabinieri, i quali hanno spiegato come di denunce, poi ritirate, ce ne siano state almeno altre due, nel 2018 e anche nel 2019. Poi la coppia era tornata insieme. Anche ieri sono giunti insieme in tribunale, spiegando però di essere ormai separati.
Il collegio, su richiesta della pm Paola Conti, ha acquisito un referto del pronto soccorso del settembre 2018.
Il pubblico ministero Paola Conti
Ne è emerso il ritratto di un uomo aggressivo, pronto a fare scenate a parole (“zoccola, bocchinara, non capisci un cazzo, handicappata, non vali niente”) e con le mani (“afferrava e lanciava tutto quello che gli capitava a tiro, telefoni, vasi, piatti, una volta anche un coltello”). Davanti ai bambini.
Agli atti anche gli screenshot di conversazioni whatsapp piene di rabbia, rancore e minacce.
Il 5 luglio 2020, i carabinieri sono accorsi allertati dai vicini allarmati dalla urla. Lei: “Gli avevo detto che volevo chiudere, ma non se ne voleva andare”.
La notte tra il 29 e il 30 luglio sono nuovamente intervenuti:”Aveva forzato la porta d’ingresso, dicendo che quella era casa sua e poteva entrarci quando voleva”.
Il 29 novembre l’ultimo intervento dei militari nell’abitazione: “Era venuto l’ex marito della donna in caserma a dirci che l’imputato si trovava a casa coi figli nonostante il divieto, ma noi non lo abbiamo trovato”.
L’avvocato Luigi Mancini
Durante il contro esame della presunta vittima, il difensore Luigi Mancini ha cercato di ridimensionare la portata degli episodi e delle liti.
“Sempre per futili motivi, poi, siccome ci volevamo bene, magari stavamo dalle rispettive madri per qualche giorno, quindi tornavamo insieme, ma ogni volta ricominciavano le discussioni”, ha detto la ex dell’imputato.
Ma pur negando di essere stata picchiata dal compagno, ha confermato che i maltrattamenti davanti ai figlioletti erano all’ordine del giorno. “Quando si arrabbiava mi insultava, lanciava gli oggetti, mi spingeva, strattonava, mi buttava sul letto e prendeva a sputi, chiudeva la porta per non farmi andare via. Ma non mi picchiava”, ha detto, sottolineando come anche lei, in quei momenti, a parole avrebbe fatto la sua parte.
Il processo riprenderà il 13 luglio quando, a distanza di un anno, è prevista anche la sentenza.


