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“Il lavoro è disprezzato, in Italia è a rischio la tenuta democratica“

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Roma – “Il lavoro è disprezzato, in Italia è a rischio la tenuta democratica“.

Queste le parole di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, in un’intervista a Repubblica a proposito del mercato del lavoro e della morte del giovane sindacalista Adil Belakhdim.

“La nostra è una repubblica democratica, è scritto nella costituzione, fondata sul lavoro – ha detto Landini -. Ma ora domina lo sfruttamento del lavoro, la precarietà del lavoro, l’insicurezza del lavoro. Si è passati dalla tutela del lavoro al disprezzo del lavoro. L’orditoio manomesso su cui lavorava la povera Luana, i sistemi frenanti della funivia di Mottarone anch’essi manomessi, infine la morte di Adil”.


Maurizio Landini

Maurizio Landini


“Il tempo di vita e di lavoro viene piegato al mercato e al profitto e non alla centralità della persona. Questa assenza di vincoli sociali mette a rischio anche la tenuta democratica di un paese – ha aggiunto il segretario generale della Cigl -. Dove stiamo andando? Una sequenza di leggi sbagliate ha portato al punto in cui ci troviamo: è stata rilegittimata l`intermediazione di manodopera, un tempo vietata; è stata legalizzata la catena infinita degli appalti con la logica del massimo ribasso”.

“Leggi balorde e innovare – ha detto Landini -, esattamente come ha fatto nel settore pubblico, con il decreto Semplificazioni che vincola l’azienda vincitrice dell’appalto a garantire ai lavoratori delle imprese subappaltatrici gli stessi trattamenti normativi ed economici e l’applicazione del medesimo contratto nazionale di settore. Si estenda tale legge a tutti gli appalti nel privato. Il 26 giugno saremo in piazza per chiedere il blocco dei licenziamenti,l’estensione degli ammortizzatori sociali e di incentivare le strade alternative ai licenziamenti, dai contratti di solidarietà a quelli di espansione. Il governo ci convochi e faccia ripartire il dialogo sociale così costruiremo un’Italia migliore”.

“Serve – ha concluso – un nuovo statuto con il riconoscimento degli stessi diritti alle persone che per vivere devono lavorare”.


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