Via della Pettinara – I due giovani arrestati nei fotogrammi della videosorveglianza
Viterbo – (sil.co.) – Uno dei due aveva scritto una lettera dal carcere per scusarsi con la vittima che ha riportato danni permanenti. Poi assieme al complice, lo scorso 11 settembre, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, sono stati entrambi condannati dalla gip Rita Cialoni a otto anni e otto mesi per tentato omicidio e rapina aggravata in concorso. L’accusa aveva chiesto dieci anni.
Oggi compariranno entrambi davanti alla corte d’appello di Roma per chiedere una riforma della sentenza, ribadendo ai giudici di secondo grado che quella maledetta sera di oltre un anno e mezzo fa non volevano uccidere. Sono Michele Montalbotti, 21 anni, difeso dall’avvocato Samuele De Santis, e Roberto Vestri, 25enne, difeso da Giuseppe Sinatra.
La sera del 13 ottobre 2019 in pieno centro hanno quasi ucciso Giovanni Maria Farina, il 58enne di Allerona (Terni) ridotto in fin di vita dopo essere stato colpito prima con un pugno alla testa e poi con un calcio in faccia mentre si trovava a terra dai due imputati. Incastrati dalle telecamere della videosorveglianza, sono stati arrestati dalla polizia il 18 ottobre.
“Insisteremo in secondo grado per la riqualificazione del reato di tentato omicidio, che secondo noi non è ravvisabile nel caso, e per il riconoscimento delle attenuanti generiche. I nostri assistiti non hanno agito per uccidere la parte offesa, non c’era da parte loro alcuna volontà omicidiaria”, avevano anticipato nove mesi fa i difensori Sinatra e De Santis.
I due ventenni sono stati condannati anche a una provvisionale di 70mila euro: 20mila euro alla madre e 50mila euro alla vittima, rappresentata al processo da un tutore a causa della sua invalidità. Il 58enne, giunto in stato di incoscienza a Belcolle e sottoposto a un delicato intervento chirurgico, è rimasto ricoverato in coma vegetativo per mesi presso l’ospedale di Viterbo, da dove è stato dimesso solo all’inizio del 2020. Ha subito lesioni permanenti, con compromissione neurologica nelle funzioni più essenziali, quali la coscienza, la motilità e il linguaggio.
Pestaggio e rapina in via della Pettinara
La lettera di scuse
“Sono pentito, chiedo perdono”, scriveva alla vittima Montalbotti pochi giorni prima di Natale 2019. Un lettera virtuale, perché Farina era ancora ricoverato in ospedale in coma.
“Ci tengo a farle sapere che mi dispiace molto per quello che è successo quella maledetta sera e che non ho scritto prima perché stavo pensando a ciò che le ho procurato. Mi scusi signor Farina, se lo faccio solo ora, dopo ben due mesi dall’accaduto. E’ mia ferma intenzione di chiedere scusa umilmente di tutto quello che è accaduto e chiederle il suo perdono, sperando tanto che un giorno potrà perdonarmi”.
“Ho 19 anni e so di avere sbagliato. Purtroppo quella maledetta sera non ero in me e non ero nelle mie piene facoltà, anche perché altrimenti non avrei mai fatto quello che purtroppo è successo, ma che non doveva assolutamente accadere. Purtroppo tutto ciò è dipeso dal troppo uso che ho fatto quella sera di alcol e droga da me assunta. Ci tengo a dirle che tutto ciò non è una giustificazione, è solo per farle capire che non ero in me”, prosegue Montalbotti nella lettera risalente ormai a un anno e mezzo fa.
“Ho sbagliato ed è giusto che pago. Chiudo questo mio scritto facendole sapere che chiaramente sono pentito di tutto ciò”, conclude il ventenne.
Giovanni Maria Farina


