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Scommesse online per svuotare carte di credito, chieste due condanne a 3 e 5 anni

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Operazione Transilvania games - Uno degli arrestati

Operazione Transilvania games – Uno degli arrestati

Operazione Transilvania games - Uno degli arrestati

Operazione Transilvania games – Uno degli arrestati

L'operazione Transilvania games

L’operazione Transilvania games

Viterbo – (sil.co.) – Scommesse online per svuotare carte di credito, su una trentina di imputati solo due rischiano la condanna. Sarebbero i promotori dell’associazione, cui viene contestata anche la recidiva. Alla sbarra un presunta banda di romeni e macedoni specializzati in phishing.

A distanza di oltre otto anni dalla maxioperazione “Transilvania  Games”, sfociata in 31 misure cautelari nel 2013, la maggior parte delle posizioni sono infatti prescritte e martedì, davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, la procura ha potuto chiedere la condanna, a 5 e 3 anni di reclusione solamente per due degli arrestati nel blitz messo a segno tra Viterbo e Roma dalla guardia di finanza. 

Tra il 18 e il 21 febbraio 2013, i finanzieri diedero esecuzione a 31 ordinanze di custodia cautelare in carcere, nei confronti dei componenti di una presunta consorteria criminale, costituita da romeni e macedoni, operante sull’intero territorio nazionale, finalizzata all’illecito utilizzo di dati sensibili riferiti a mezzi di pagamento e alla successiva monetizzazione delle somme indebitamente sottratte mediante accrediti su carte postepay, nonché al riciclaggio dei proventi derivanti dall’attività delittuosa.


Chieste due condanne a 3 e 5 anni di reclusione

Diciannove arrestati su 31 all’epoca abitavano nella Tuscia, specialmente nell’hinterland di Civita Castellana. 

L’accusa ha chiesto 3 anni per uno degli imputati “viterbesi” di Civita Castellana, un romeno difeso dall’avvocato Valter Pella assieme ad altri connazionali per cui scatterà la prescrizione. 

Il 6 luglio sono previste repliche e sentenza.


Inchiesta partita da una vittima di phishing

Gli imputati avrebbero clonato carte di credito per poi svuotarle tramite scommesse sicure on line. In parole povere avevano messo in piedi un trucco per rubare i codici d’accesso e svuotare le carte di credito. Un tranello che avrebbe mietuto 350 vittime in tutta Italia.

Accusati di frode informatica, riciclaggio, ricettazione e associazione per delinquere finalizzata all’uso fraudolento di mezzi di pagamento, sono stati rinviati a giudizio dal gup Savina Poli dopo quasi cinque anni, il 6 dicembre 2017.

A mettere in moto le fiamme gialle, l’esposto di un cittadino vittima del fenomeno del cosiddetto phishing, ossia l’acquisizione fraudolenta on line di dati sensibili, in questo caso relativi a carte di credito, poi utilizzati per prelevare contanti, effettuare acquisti su internet e altro.

L’uomo, nel corso di una transazione sul web, si sarebbe accorto di non aver più disponibilità di denaro sulla sua carta elettronica, svuotata del credito dopo un’operazione non autorizzata, eseguita da ignoti su un sito di scommesse.


Il trucco delle mail trabocchetto

Partendo da questo singolo caso, le fiamme gialle sono riuscite a ricostruire la consolidata operatività di una vera e propria organizzazione criminale, con a capo tre soggetti di origine romena che, attraverso l’uso di mail trabocchetto ed altri accorgimenti informatici, riusciva ad impossessarsi delle credenziali (numero della carta e password dispositive) di numerose carte di credito.

Le carte così virtualmente clonate venivano poi usate per ricaricare conti di gioco, intestati a soggetti dell’Europa dell’est organici all’associazione criminale.

Tali conti venivano quindi usati per effettuare scommesse per così dire sicure (ad esempio, a fronte di una giocata di 100 euro si potevano vincere al massimo 103 euro), con l’unica finalità di ripulire le somme illecitamente sottratte.


560 operazioni fraudolente su carte di credito

Il passaggio successivo consisteva, secondo l’accusa, nella monetizzazione delle somme vinte attraverso la loro immediata riscossione attraverso prelievi on line dai conti di gioco e contestuale accredito su carte intestate ai medesimi soggetti. Da qui i soldi venivano prelevati in contanti attraverso normali sportelli bancomat postali e bancari.

Con questo sistema sono state effettuate ricariche ai conti gioco per oltre 273mila euro, attraverso circa 560 operazioni fraudolente su carte di credito, e prelevati più di 255mila euro.

Oltre agli arresti, i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Roma hanno anche sottoposto a sequestro preventivo, su disposizione del gip del tribunale di Viterbo, 30 conti gioco illecitamente ricaricati e 32 carte dove sono confluite le somme di denaro provento di reato, unitamente a queste ultime.


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