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Bambini, religione e storia post pandemia

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini


Viterbo – Anzitutto chiedo scusa perché inizio con un fatto personale. In libertà provvisoria dalle mascherine, finalmente è venuto a trovarmi, da Roma dove abita, mio nipote Andrea, che – imprevisto fan della rivoluzione bolscevica – ha protestato col nonno ancora nostalgico democristiano per il metodo di insegnamento della scuola tenuta da suore dove frequenta la prima media. Ha portato, infatti, con sé il libro di religione per contestare il giudizio che a pag. 142 si dà del comunismo: condannato non solo per totalitarismo, ma – anzi, quasi soprattutto – con l’accusa di ateismo.

Insomma, a 11 anni – e se l’è presa anche con me – sostiene che nel giudizio sui fatti storici non si debbono confondere sfera e sentire religiosi, che – secondo lui – sono personali ed i sistemi politici.

Possono sembrare fuori posto in un bambino questi, seppur approssimativi, discorsi, ma, Andrea, la sua protesta contro la società dei grandi la inizia così. E non sarà solo lui, perché, legge Zan o non Zan, il bisogno di razionalità e libertà di giudizio ed espressione, specie dopo le limitazioni della pandemia, è forse avvertito nei ragazzi più di quanto può immaginarsi. Ragazzi, ma vorrei meglio dire bambini. Quelli che, nel lungo domicilio coatto di casa, con internet hanno in molti letto, si sono informati, fatti domande e cercato risposte non trovate nei loro videogiochi dove la violenza la fa spesso da padrone (Nota: a pensarci bene, quanto a violenza, nella nostra infanzia non si scherzava. Con quei sanguinosi racconti di martiri straziati, affogati, decapitati, spellati, di patriarchi cui la divinità chiedeva di scannare il figlio, sadicamente salvandolo all’ultimo momento, come successe ad Abramo, di nazioni colpite da terribili pesti sol perché in contrasto col popolo prediletto …e via rabbrividendo).

Ho dunque capito da mio nipote che bisogna attrezzarci presto e meglio con più razionalità e coerenza negli insegnamenti, come negli esempi. Lui non ha ancora studiato il Sacro Romano Impero e nulla sa di Carlo V, quello che impose la pace mettendo la religione del sovrano a paradigma unificante dei regni, i cui sudditi dovevano praticare il suo stesso culto. A scuola qualcuno ci insegnava fosse giusto, ma ha ragione lui: mettere di mezzo Dio per condannare il comunismo ispirato da borghesi, guidato nelle sue manifestazioni peggiori da Stalin che era stato pure in seminario, non va bene.

Molti oggi predicano che per governare il mondo globalizzato e post pandemia serva una religione pure globale, accettata da tutti, senza dogmi e storie specifiche, intorno a un unico Dio pragmatico e garante. E’il relativismo che, dicono, lambisca anche il Vaticano.

A conti fatti, però, la semplicità intellettuale dei bambini sembra dissentire, confermando invece l’insegnamento non ancora capito dell’uomo chiamato Cristo che ha cambiato gli ultimi duemila anni di storia umana: “a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

Renzo Trappolini


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