Roma – Ddl Zan, dopo otto mesi dal voto alla Camera, il disegno di legge approda oggi al Senato. E si preannuncia una dura battaglia.
Movimento Lgbt
Il destino del provvedimento che mira ad “abolire le discriminazioni e la violenza per ragioni basate su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità”, resta incerto: la maggioranza continua infatti a essere divisa, con Leu, M5s e gran parte del Pd che vogliono l’approvazione definitiva senza modifiche, mentre Forza Italia e Lega intendono “bloccare o quanto meno modificare” il testo, con un ritorno in Commissione Giustizia. E Italia Viva che ha già annunciato la presentazione di emendamenti.
Verso le ore 16.30 dovrebbe iniziare la discussione generale sul disegno di legge contro l’omotransfobia, ma il tutto rischia di tornare in Commissione se alla fine Italia Viva e le Autonomie decideranno di votare con il centrodestra per apportare alcune modifiche al testo attuale. La situazione è in bilico: come riportato dal Corriere della Sera, i voti favorevoli potrebbero essere appena 143 di fronte a 176 contrari. Se i renziani e le Autonomie dovessero invece schierarsi con dem e grillini, la maggioranza sarebbe 168 contro 151.
Il presidente leghista della commissione Giustizia Andrea Ostellari ha fatto notare che chiaramente la Commissione non è in grado di terminare i lavori in giornata, ma si è detto comunque ottimista: “L’idea di lasciare terminare il nostro lavoro, stabilendo tempi bravi e certi non è fuori regolamento, né straordinaria”. L’intento è quello di ottenere maggiore tempo in Commissione per arrivare a un testo condiviso.
Fuori dal Palazzo però associazioni e collettivi legate al mondo lgbt annunciano che faranno sentire la loro voce, in contemporanea all’Aula, per chiedere la “legge Zan senza compromessi”. Le proposte di modifica del ddl Zan, riguardano l’art. 1 che non prevede più ‘definizioni’, ma ‘finalità della legge’, mentre sparisce il riferimento all’identità di genere. Nella proposta di Ostellari si chiede, ancora, di far diventare il 17 maggio semplicemente la giornata nazionale ‘contro ogni discriminazione’, dando libertà alle scuole di adesione.
