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Assassinio al centro di accoglienza, spunta il movente religioso tra pratiche magiche e riti vudù

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L'omicidio di Orte riportato da giornali e social in Nigeria

Il corpo della vittima è stato trovato riverso a terra nel corridoio


Orte – (sil.co.) – Omicidio al centro di accoglienza Carpe Diem di Orte, il giovane nigeriano che la sera del 14 giugno 2020 ha ucciso un connazionale sferrandogli una sola coltellata che gli è stata fatale scoppia in lacrime in aula e l’udienza viene interrotta per permettergli di riprendersi.

“Proprio tu?”, avrebbe chiesto sorpreso uno dei titolari della struttura all’imputato, il 22 Imade Robinson, conosciuto come una persona mite e collaborativa. Più volte, invece, sarebbe stato chiesto l’allontanamento della vittima, Eugene Moses: “Creava problemi a tutti, fuori e dentro il centro di accoglienza”. 

E’ successo ieri durante l’udienza fiume di cinque ore davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Silvia Mattei.


Orte - Carpe Diem - E nei riquadri l'arrestato Imade Robinson e la vittima Eugene Moses

Carpe Diem – Nei riquadri l’imputato Robinson e la vittima Moses


Movente religioso? L’omicida scoppia in lacrime

A un certo punto il pm Franco Pacifici ha chiesto al compagno di stanza di Robinson, anche lui nigeriano, se dietro il delitto potesse esserci un movente religioso.

In particolare se l’omicida fosse stato minacciato o avesse paura di pratiche magiche o riti vudù da parte della vittima, Eugene Moses, o altre persone. 

Robinson, che è di religione cristiana, almeno a giudicare dal vistoso rosario bianco che porta al collo, ha chiesto allora di poter rilasciare spontanee dichiarazioni.

Ma quando il difensore Pasquale D’Incecco del foro di Pescara gli ha detto che non era il caso e di rinviarle al giorno della discussione è scoppiato in un pianto dirotto. 


“Chiesto l’allontanamento della vittima”

L’episodio si è verificato al culmine di un’udienza che si è aperta con la testimonianza del figlio dei titolari della struttura, un ex albergo adibito dal 2014 a centro di accoglienza.

Luca Di Mari, che stava al piano inferiore ed è stato il primo a intervenire quando all’ora di cena è scattato l’allarme, ha sottolineato come l’imputato non si sia dato alla fuga e come la vittima, invece, fosse un “personaggio particolare, più volte segnalato in prefettura per un allontanamento, in quanto creava problemi sia col personale che con gli altri ospiti e anche all’esterno”.


“L’omicida si è consegnato spontaneamente””

Un tipo tranquillo. “Non abbiamo mai avuto problemi con Imade, che stava con noi da anni, era sempre molto presente, ha preso parte al protocollo d’intesa con il comune e lavorava anche fuori”, ha proseguito Di Mari. 

“Mi riferì di essere stato aggredito da Moses con un seghetto che ha recuperato fuori la porta dell’uscita di emergenza e che si era difeso con un coltello che invece aveva buttato su una strada sterrata subito dietro l’hotel. In quel momento sarebbe anche potuto scappare, io non avrei avuto l’autorità per fermarlo, ma si è subito consegnato ai carabinieri, che abbiamo aspettato insieme all’ingresso”.

“Io gli avevo consigliato di restare e dire la sua verità, piuttosto che fare il fuggitivo a vita. E lui mi ha dato ascolto”, ha sottolineato il teste.


Videosorveglianza a singhiozzo

“Le telecamere della videsorveglianza funzionavano a singhiozzo, nel senso che non sempre le riprese comparivano sui monitor, ma la ditta ci aveva detto che gli hard disc registravano comunque”, ha spiegato Di Mari. Ma non sarebbero stati rinvenuti filmati che possano dire chi dei due abbia sferrato per primo il coltello e il momento in cui l’imputato ha ferito mortalmente Moses. 

Il nigeriano è morto in pochi minuti dissanguato, cadendo pancia a terra dopo avere tentato di fare alcuni passi, documentati da una scia ematica nel corridoio. Il cadavere è stato trovato dai soccorritori riverso sul pavimento in una pozza di sangue, parte dentro e parte fuori la camera 211, mentre la coltellata sarebbe stata sferrata tra le camere 207 e 208. 


Resta il giallo del terzo coltello

Sotto il corpo della vittima il manico di legno di un terzo coltello, la cui lama insanguinata è stata trovata all’altezza delle stanze dove sarebbe stato colpito. Ma né i rilievi del Ris, né i testimoni sono stati in grado di svelare chi dei due lo avesse in mano e in quale momento dell’alterco sfociato in omicidio sia spuntato. 

Esisterebbe invece un referto delle lesioni da difesa riportate dall’imputato, che sarebbero state verbalizzate dagli stessi operanti della polizia giudiziaria durante l’interrogatorio, avvenuto la notte stessa. Il pm non ricorda però di avere visto sanguinare il 22enne. 


In dubbio il movente della sedia rotta

Forse non si è trattato di futili motivi. Nel corso dell’istruttoria sono emersi dubbi anche sul movente, individuato in un primo momento in una sedia che la vittima avrebbe preso “in prestito” dalla camera di Robinson per la sua festa di compleanno, riconsegnandola rotta.

“Se ne è parlato, ma non era una cosa importante, perché di sotto ce n’erano tante altre. Che io sappia, la cosa è finita lì”, ha detto il compagno di stanza dell’imputato.

Da qui le domande del pm su un possibile “movente religioso”, già emerso durante la fase delle indagini preliminari. Ma il compagno di stanza dell’imputato, sentito alla presenza di un’interprete, ha stentato anche a capire la domanda.


Poteva l’assassino chiudersi a chiave in camera?

Il 22enne, secondo la versione fornita a caldo agli inquirenti, quando la vittima ha estratto un coltello, sarebbe corso in camera per afferrarne uno da cucina col manico di plastica verde con cui lo ha poi ucciso. 

Non è chiaro se in quel momento avesse con sé la chiave della stanza, per cui avrebbe potuto limitarsi a chiudersi dentro. Secondo i testimoni, comunque, le porte delle camere, affacciate su un lungo corridoio, sarebbero state tutte aperte, con ospiti che entravano e uscivano, tanto che quando si è consumata la tragedia, si sarebbe radunata in breve una folla di persone.

Il processo riprenderà il prossimo 20 settembre.

Silvana Cortignani

 

 


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