Viterbo – Bagnaccio, stop alla demolizione dei manufatti.
Il braccio di ferro tra comune e gestori dell’area termale vede questi ultimi prevalere, almeno per ora. Si erano appellati al Tar contro l’ordinanza di palazzo dei Priori che imponeva il ripristino dei luoghi, dopo che erano state realizzate opere ritenute necessarie all’attività in loco e come spiegato dai diretti interessati, previste nel progetto che ha consentito d’ottenere la concessione dell’acqua termale.
Il Bagnaccio chiuso
Ma il Bagnaccio ricade su zona agricola e non termale e quegli interventi non sono possibili. Da qui l’ordinanza, contro cui è stato presentato ricorso.
I giudici hanno optato per sospendere l’ordinanza di demolizione fino alla discussione nel merito, prevista per il 29 luglio prossimo.
Nella vicenda, palazzo dei Priori non si è costituito in giudizio, mentre a quanto pare, non è così consueto concedere una sospensiva senza avere ascoltato l’altra parte in causa.
Tra le ragioni, potrebbe esserci la probabile fondatezza della domanda, ma è presto per dirlo. Si saprà quando il Tar entrerà nel merito.
Nel frattempo, più che a Roma, le migliaia di frequentatori della zona termale guardano in direzione Viterbo.
Tra comune e gestori si sono susseguiti incontri per arrivare a una soluzione, dopo mesi di chiusura. Per la mancata certificazione sanitaria delle acque che avrebbe consentito al Bagnaccio di rimanere aperto pure durante i periodi di limitazioni dovute al Covid, ma soprattutto, per l’autorizzazione dello scarico acque.
Procedura che avrebbe dovuto predisporre l’amministrazione comunale, per non lasciare cancelli chiusi e utenti a secco.
Giuseppe Ferlicca
