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Fa cagnara in trattoria e prende a calci l’auto della polizia, nei guai pregiudicato

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Viterbo - Una pattuglia della polizia

Viterbo – Una pattuglia della polizia


Viterbo – (sil.co.) – In città è noto per la sua propensione all’alcol e per la sua avversione per le divise. Al punto da sferrare un calcio a un’auto della volante e finire a processo per danneggiamento. Si tratta di un pluripregiudicato viterbese quarantenne, condannato nel 2020 a quattro anni di reclusione per avere cucito con delle spille da balia la bocca della moglie. A maggio 2018, invece, fu vittima di un violentissimo pestaggio da parte di “mafia viterbese”.

Il calcio alla macchina della polizia risale al 6 dicembre 2017 quando due pattuglie sono intervenute in una trattoria di via della Cava da dove, nonostante avesse cenato, e presumibilmente bevuto, l’imputato non voleva saperne di venire via. 

Il processo si è aperto ieri davanti al giudice Francesco Rigato, con l’avvocato Remigio Sicilia che ha lasciato intendere come, per la difesa, se non fosse stato lui, sarebbe forse finita diversamente. 


Remigio Sicilia

L’avvocato Remigio Sicilia


Il 30 maggio dell’anno scorso è stato condannato a 4 anni di reclusione in primo grado per maltrattamenti in famiglia, lesioni e sequestro di persona. Vittima la moglie che, secondo l’accusa, avrebbe sottoposto a 18 anni di vessazioni.

Arrestato a marzo 2019, quando si scoprì che sarebbe arrivato a rinchiuderla nel cassettone del divano e a cucirle la bocca con delle spille da balia perché parlava troppo, dopo un anno a Mammagialla, dalla primavera 2020 ha ottenuto i domiciliari a casa della madre, dove è tuttora ristretto.

Un episodio di per sé banale quello di via della Cava. Il ristoratore ha chiamato il 113 e sul posto sono intervenute due pattuglie. Dopo una lunga trattativa i poliziotti, chiamati dal titolare della trattoria  che non sapeva più come fare, con il quarantenne che vagava tra i tavoli degli avventori e la cucina, lo hanno convinto a uscire.

Una volta fuori, mentre gli agenti badavano che si allontanasse, l’imputato, vista l’auto di servizio parcheggiata lungo via della Cava, si è avvicinato alla vettura e, sferrandole un violento calcio, ha divelto uno degli specchietti retrovisori laterali. Abbastanza per finire in caserma e per l’ennesima volta a processo. 

Il quarantenne, per delinearne la personalità, è anche una delle 47 parti offese di “mafia viterbese” che non hanno voluto saperne di costituirsi parte civile al processo, nonostante sia stato picchiato selvaggiamente dalla banda di criminali italo-albanesi capeggiati dai boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, nel maggio 2018, quando, portato al pronto soccorso di Belcolle, rifiutò di sporgere denuncia e perfino il ricovero in ospedale. 

“Mio figlio è pluripregiudicato, ma è un buono”, disse la madre durante una delle udienze del processo per maltrattamenti in famiglia, indicando come per l’appunto il figlio sia stato una delle vittime di mafia viterbese e non abbia denunciato chi lo ha picchiato. 

Intanto è finito ancora una volta davanti al giudice. Il processo, ascoltate le testimonianze di due dei poliziotti intervenuti, è stato rinviato al 10 febbraio 2022 per sentire il ristoratore. 


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