Viterbo – “Il Coronavirus ha stravolto la nostra tipologia di interventi. Abbiamo sofferto, ma non abbiamo mai perso la nostra identità. Siamo riusciti a trovare un nostro modo per declinare i nuovi tipi di controlli imposti dalla pandemia. E i miei uomini hanno reagito con entusiasmo, mettendosi a completa disposizione”. Intervista ad Andrea Pecorari, comandante provinciale della Guardia di finanza di Viterbo per il 247esimo dalla fondazione del corpo.
Gli ultimi due anniversari sono stati segnati dalla pandemia. Lo scorso anno i vostri sforzi si sono concentrati su interventi nuovi e straordinari: il controllo delle autocertificazioni, delle mascherine e delle norme anti-Covid. Dall’autunno, ossia con la nuova ondata del virus, il vostro lavoro è cambiato ulteriormente?
“Ancora oggi stiamo contribuendo ai servizi di ordine pubblico e di controllo del territorio. Rispetto al lockdown, però, ci siamo riappropriati della nostra identità e siamo tornati a svolgere quegli interventi che sono nella nostra tradizione: controllo della spesa pubblica, lotta all’evasione fiscale e ai tentativi di infiltrazione della criminalità nell’economia legale. Un lavoro importante, ancor di più in un periodo post lockdown e in cui si sta riversando un’importante massa di denaro pubblico nell’economia. I finanziamenti europei, ad esempio, andranno restituiti: o ora controlliamo e facciamo sì che tutto proceda come si deve o tra 20\30 anni i nostri figli dovranno rendere dei soldi che non hanno”.
Lo scorso anno non aveva escluso il rischio, potenziale, che anche nella Tuscia la criminalità organizzata potesse mettere le mani sulle attività commerciali e produttive, specialmente dopo le chiusure imposte. Questo resta un timore o è diventato realtà?
“Finora non abbiamo registrato casi, ma restiamo molto vigili. Ci confrontiamo con le associazioni di categoria su eventuali segnali d’allarme ma anche da parte loro non sono arrivate segnalazioni. Ricordo che l’usura, l’estorsione, l’impossessamento di beni da parte della criminalità sono fenomeni che si possono contrastare solo con la collaborazione dei cittadini”.
Il Viterbese è terra di piccole e medie imprese, soprattutto in campo agricolo. Nel 2020 avete scoperto 273 lavoratori in nero. Questo fenomeno, come quello dell’evasione fiscale, sta dilagando anche in questo territorio?
“È in aumento, ma non a livelli da destare particolare allarme. I fenomeni sono entrambi molto trasversali. Evasione totale e lavoro nero sono un problema: se le tasse non vengono pagate lo stato non può saldare i debiti che sta facendo per alimentare l’economia, mentre il lavoratore in nero non ha alcun tipo di tutele. E chi è ai margini è destinato a rimanerci, soprattutto in un periodo di pandemia. Nella Tuscia sono sempre di più i lavoratori irregolari: pur risultando come collaboratori esterni, quindi non godendo di benefici, svolgono a tutti gli effetti attività di dipendenti”.
I lavoratori in nero o irregolari denunciano?
“Non tantissimo. Arrivano delle segnalazioni, tendenzialmente anonime, che necessariamente dobbiamo prendere con molta prudenza e che vanno approfondite. Quasi tutte le situazioni scoperte sono frutto di nostre attività autonome, derivanti da osservazioni, pedinamenti, verifiche sul territorio, approfondimenti tramite le banche dati e collaborazione con Inps e Ispettorato del lavoro”.
Reddito di cittadinanza. Lo scorso anno aveva parlato di circa 15 “furbetti” del bonus, mentre negli ultimi 12 mesi avete denunciato 42 persone per aver indebitamente percepito un totale di quasi 700mila euro. Un incremento notevole, dovuto a cosa?
“Innanzitutto al fatto che il reddito di cittadinanza è entrato in vigore progressivamente e anche il nostro lavoro è stato svolto di pari passo, quindi un aumento è fisiologico. Poi perché abbiamo implementato le verifiche su chi percepisce questo denaro dallo stato. Durante tutto l’anno abbiamo fatto più controlli, soprattutto mirati”.
Per quanto riguarda il controllo del territorio, la Guardia di finanza fa parte della task force voluta dal prefetto per presidiare una delle zone più problematiche del centro storico di Viterbo se non dell’intera città: quella tra il Sacrario e San Faustino. Lì state facendo un lavoro notevole con le altre forze di polizia. Ma per liberare davvero quell’area da spaccio, risse, iniezioni di droga alla luce del sole gli interventi di ordine pubblico, seppur fondamentali, sono sufficienti?
“Questi controlli hanno un’efficacia preventiva: più forze di polizia ci sono, meno si tende a delinquere. Ma non credo che ciò sia sufficiente per dare uno slancio migliorativo alla zona. È un aiuto, a cui vanno aggiunte una serie di politiche che non riguardano le forze di polizia e che possono creare le condizioni affinché determinati episodi non avvengano. Noi possiamo far sì che non si verifichino nel momento in cui siamo presenti, ma oltre a questo servono delle iniziative che altri livelli gestionali immagino stiano prendendo in considerazione”.
I cittadini come stanno rispondendo?
“Positivamente. Ci ringraziano evidenziando maggiore tranquillità e ordine nel quartiere. Ciò non può che farci piacere, perché questi servizi sono esposti e non semplici. La riconoscenza, però, ci ripaga del sacrificio che stiamo facendo e che credo continueremo a fare anche nelle prossime settimane”.
Raffaele Strocchia
