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“Commerciante inseguito in auto e messo all’angolo in un’area di servizio”

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Mafia viterbese - Il blitz dei carabinieri del 28 novembre in cui è stato catturato Davide Rebeshi

Mafia viterbese – Il blitz in cui è stato catturato David Rebeshi


Viterbo – (sil.co.) – “Commerciante inseguito in auto e messo all’angolo in un’area di servizio”. E’ stato ricostruito durante l’udienza di ieri l’agguato al titolare della concessionaria da cui i fratelli Rebeshi volevano 500 euro.

Ultima udienza in collegamento video prima della pausa estiva, col collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei in trasferta nel carcere di Mammagialla, per i fratelli Ismail e David Rebeshi, 38 e 32 anni, accusati di estorsione con metodo mafioso ai danni di un ristoratore viterbese che all’epoca aveva un locale a Tuscania e del titolare di una concessionaria del capoluogo.

E’ il processo scaturito dai presunti ordini di riscuotere crediti veri o presunti che il boss albanese di mafia viterbese avrebbe dato, imperversando anche dal carcere sardo dove si trovava ristretto, nell’autunno del 2019, alla vigilia dell’udienza preliminare dell’operazione Erostrato.

Il processo si tiene presso la casa circondariale sulla Teverina, in quanto il tribunale del Riello non è attrezzato per i collegamenti video con gli imputati detenuti in regime di 41 bis o alta sorveglianza, come nel caso dei fratelli Rebeshi.


Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla


L’udienza di ieri si è concentrata sull’estorsione ai danni del concessionario, un quarantenne viterbese che, a differenza del ristoratore, non si è costituito parte civile. Sono stati sentiti due operanti della polizia giudiziaria e un testimone che avrebbe assistito all’agguato messo a segno da Rebeshi iunior con tre complici il 26 novembre 2019. Due giorni dopo, il 28 novembre, grazie alla trappola tesa dai carabinieri dopo la denuncia del ristoratore, il quartetto fu arrestato in flagranza a Tuscania.

La vittima, per 500 euro di una rottamazione che non avrebbe consegnato all’autosalone gestito a Bagnaia da Ismail Rebeshi, sarebbe stato “inseguito in auto e messo all’angolo in un’area di servizio”, quindi costretto con le minacce a versare la somma richiesta.

I testimoni hanno confermato quanto già emerso nel corso delle indagini. I 500 euro sarebbero stati il debito che il quarantenne avrebbe avuto nei confronti sempre dell’Auto Riga per un una vettura rottamata nell’estate del 2019. La vittima, intercettata presso la sua attività commerciale, sarebbe stata inseguita da Rebeshi junior e i tre connazionali complici a bordo di due distinte vetture, poi “messa all’angolo” presso la piazzola di sosta di un distributore e costretta con le minacce a versare la somma.

Il processo riprenderà il prossimo 8 ottobre con l’interrogatorio degli imputati, difesi dallo storico avvocato Roberto Afeltra.


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