Bomarzo – “La pandemia ha dato una mazzata terribile al calcio: noi alziamo bandiera bianca, in bocca al lupo a chi riesce ad andare avanti”. Il presidente del Bomarzo, Sandro Bannella, annuncia il ritiro della sua squadra dal campionato di Promozione e si abbandona a uno sfogo: “Siamo rimasti vittime di un sistema che ha funzionato al contrario”.
Sport – Bomarzo calcio – Il presidente Sandro Bannella
Al momento della sospensione dei campionati dilettantistici dello scorso autunno, il Bomarzo era in testa alla classifica, ma due stagioni consecutive cancellate in corso d’opera hanno fiaccato la pur forte fibra del patron bomarzese: “Con la pandemia – spiega – tutte le fonti d’incasso per una società come la nostra, come i biglietti delle partite e le sagre, sono state azzerate, mentre i costi, paradossalmente, sono aumentati. Andare avanti è diventato impossibile”.
Non avete trovato nessuno che vi potesse aiutare?
“Partiamo dal presupposto che, per un paese piccolo come Bomarzo, giocare in Promozione è come fare la serie A. In condizioni normali saremmo potuti andare avanti ancora un po’, ma la situazione attuale, con la pandemia e l’incertezza che la caratterizza, ha reso carta straccia qualsiasi progetto. Anche perché noi abbiamo altre due problematiche grosse, come la mancanza di un settore giovanile e di un campo disponibile a Bomarzo”.
Quanto hanno influito queste carenze?
“Tantissimo. Se non c’è il settore giovanile, che garantisce un minimo d’ossigeno sia economico che tecnico, due stagioni così riducono allo stremo qualsiasi società. Anche altre realtà ben più importanti della nostra si sono ridimensionate e questo la dice lunga sulla situazione che stiamo vivendo”.
E per quanto riguarda il campo dei Pinetti?
“Negli ultimi anni abbiamo cercato con tutte le nostre forze di recuperarlo, ma non ci siamo riusciti. La nuova amministrazione comunale ci è stata vicino e si è attivata concretamente per aiutarci, ma al momento ci sono delle difficoltà che rendono impossibile andare avanti col progetto”.
Ma forse è stato più pesante lo stop dei campionati per il secondo anno consecutivo…
“Sicuramente l’anno scorso si poteva aspettare un po’ prima di tornare in campo. I primi mesi d’attività comportano dei costi notevoli per tutte le società e a settembre 2020 era chiaro il pericolo di una nuova ondata della pandemia. Decidere di far partire lo stesso i campionati è stato un azzardo e noi siamo stati tra quelli che ne hanno pagato maggiormente le conseguenze. Il campionato si è fermato dopo 5 giornate e non è più ripartito, quindi, di fatto, abbiamo buttato via un sacco di soldi”.
Non sarebbe stato più prudente tenere un basso profilo sul mercato, visti i rischi che erano chiari a tutti?
“Premesso che noi, non avendo il settore giovanile, dobbiamo prelevare i giocatori uno per uno da fuori, il problema è che in estate si è fatto il mercato esattamente come si faceva nelle stagioni normali. I nostri giocatori avevano tutti richieste da altre squadre e noi ci siamo trovati a un bivio: lasciarli liberi e perdere tutta la squadra o rischiare e fare finta che la pandemia non esistesse”.
E alla fine avete scelto la seconda via…
“Credo che ogni presidente abbia ragionato guardando quello che facevano gli altri e alla fine tutti hanno fatto le stesse cose. Ci siamo ritrovati ostaggio di un sistema, nostro malgrado. Di fronte a una situazione ‘chiudo o ci provo’, abbiamo deciso di provarci e sperare che la stagione si riuscisse a portare a termine, in un modo o nell’altro. Purtroppo è andata male”.
La pandemia non ha abbassato i costi per allestire la stagione?
“Macché, è successo esattamente il contrario. Non so bene perché, ma abbiamo speso di più per la squadra dell’anno scorso che in tutti gli anni precedenti. E dire che eravamo partiti per spendere di meno”.
Quindi il Bomarzo calcio finisce qui?
“Mi piacerebbe continuare con un piccolo settore giovanile, ma senza prima squadra. Finché non si chiarisce la situazione del campo dei Pinetti, è inutile andare in giro: è come sposarsi e poi andare a dormire tutte le notti a casa di un amico…”.
Alessandro Castellani
