Polizia – Operazione Castro
Viterbo – (sil.co.) – Operazione “Castro”, al via il processo al titolare dell’autosalone dell’alta Tuscia accusato di avere venduto 13 auto rubate ad altrettanti ignari acquirenti viterbesi.
La vicenda è venuta a galla nel maggio del 2020 quando, in pieno lockdown, l’imprenditore è stato colpito dalla misura interdittiva del divieto di commerciare vetture per sei mesi.
Indagato a piede libero un 43enne, mentre è finito agli arresti domiciliari col braccialetto un 33enne napoletano.
Ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, si è tenuta l’udienza di ammissione delle prove durante la quale sono state acquisite le denunce-querele delle 13 parti offese ed è stata formalizzata la costituzione di parte civile delle assicurazioni.
Il commerciante, ex amministratore della società, è stato raggiunto dalla misura cautelare del divieto di esercitare attività di impresa relativa al commercio di autoveicoli per la durata di sei mesi su richiesta dalla pm Chiara Capezzuto al termine dell’indagine per ricettazione e riciclaggio condotta dal nucleo di polizia giudiziaria della stradale dopo la scoperta di alcuni automobilisti della provincia di Viterbo alla guida di vetture risultate rubate, acquistate presso la concessionaria plurimarche al centro dell’inchiesta sfociata nell’operazione “Castro”.
Il difensore Samuele De Santis ha fatto notare come tutte le vetture siano state restituite alle assicurazioni, chiedendo che le parti civili forniscano una ulteriore integrazione della documentazione prodotta per capire se poi siano state vendute per capire l’effettivo ammontare del danno.
Il legale, inoltre, ricordando come l’inchiesta sia partita dalle internazionalizzazioni di un’agenzia di pratiche auto di Mantova che hanno comportato sequestri in tutta Italia, ha sottolineato di avere citato a tal proposito diversi testimoni per dimostrare come l’imputato, che potrebbe essere indagato a sua insaputa per riciclaggio in procedimenti aperti da altre procure, tra cui Padova e Pescara, sia del tutto estraneo alla vicenda e non abbia mai avuto rapporti con tale agenzia.
Il processo entrerà nel vivo l’11 gennaio 2022 con la testimonianza di uno degli agenti del nucleo di polizia stradale della giudiziaria che hanno effettuato le indagini. Proseguirà quindi il 15 febbraio e il 15 marzo con altri dieci testimoni dell’accusa.
Il sostituto procuratore Chiara Capezzuto
La vicenda
Il 43enne sostiene di essere stato lui per primo vittima di una truffa, messa in atto a sua insaputa dal commerciante partenopeo di cui secondo l’accusa sarebbe stato invece complice. Una truffa scoperta la quale ha risarcito uno a uno i suoi clienti, con una macchina nuova in sostituzione o restituendo i soldi spesi.
Gli investigatori avrebbero intercettato una ventina di auto di media cilindrata per un valore totale di oltre 300mila euro, che sarebbero state rubate in terra campana e rivendute nell’Alta Tuscia, dopo averne modificato il numero di telaio con quello appartenente a veicoli uguali e regolari, creando una sorta di clone di cui l’acquirente finale era del tutto ignaro.
“Gli vengono contestate quattro auto, lui ha risarcito di tasca propria 12 acquirenti. La società di cui fino all’11 maggio 2020 è stato l’amministratore è operativa sul territorio da dieci anni e ogni anno commercializza attorno alle 600 vetture, per un totale di oltre seimila auto vendute nell’arco di un decennio. E’ evidente che non aveva alcuna necessità di vendere auto non pulite”, ribadisce l’avvocato De Santis.
Se ne saprà di più a gennaio.
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