Civita Castellana – (sil.co.) – Scommesse online per svuotare carte di credito, non fu associazione per delinquere.
Una sola condanna su 31 arrestati nell’operazione Transilvania Games del 2013. Una condanna a quattro mesi per un solo capo d’imputazione. E per il resto, a seconda dei casi, una valanga di prescrizioni e di non luogo a procedere per difetto di querela. E’ invece caduta l’accusa più pesante, quella di associazione per delinquere, dalla quale tutti gli imputati sono stati assolti.
Guardia di finanza
Si è concluso così, ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, il maxiprocesso che vedeva alla sbarra una presunta banda di romeni e macedoni specializzati in phishing. Lo scorso 16 giugno la procura aveva chiesto la condanna dei soli due presunti promotori, a tre e cinque anni. Solo uno di loro è stato condannato, per l’appunto a quattro mesi.
Accusati di frode informatica, riciclaggio, ricettazione e associazione per delinquere finalizzata all’uso fraudolento di mezzi di pagamento, sono stati rinviati a giudizio dal gup Savina Poli dopo quasi cinque anni, il 6 dicembre 2017.
Tra il 18 e il 21 febbraio 2013, i finanzieri diedero esecuzione a 31 ordinanze di custodia cautelare in carcere, nei confronti dei componenti di una presunta consorteria criminale, costituita da romeni e macedoni, 19 residenti nel comprensorio di Civita Castellana e gli altri nella capitale, operante sull’intero territorio nazionale, finalizzata all’illecito utilizzo di dati sensibili riferiti a mezzi di pagamento e alla successiva monetizzazione delle somme indebitamente sottratte mediante accrediti su carte postepay, nonché al riciclaggio dei proventi derivanti dall’attività delittuosa.
Inchiesta partita da una vittima di phishing
Gli imputati avrebbero clonato carte di credito per poi svuotarle tramite scommesse sicure on line. In parole povere avevano messo in piedi un trucco per rubare i codici d’accesso e svuotare le carte di credito. Un tranello che avrebbe mietuto 350 vittime in tutta Italia.
A mettere in moto le fiamme gialle, l’esposto di un cittadino vittima del fenomeno del cosiddetto phishing, ossia l’acquisizione fraudolenta on line di dati sensibili, in questo caso relativi a carte di credito, poi utilizzati per prelevare contanti, effettuare acquisti su internet e altro.
L’uomo, nel corso di una transazione sul web, si sarebbe accorto di non aver più disponibilità di denaro sulla sua carta elettronica, svuotata del credito dopo un’operazione non autorizzata, eseguita da ignoti su un sito di scommesse.
Il trucco delle mail trabocchetto
Partendo da questo singolo caso, le fiamme gialle sono riuscite a ricostruire la consolidata operatività di una vera e propria organizzazione criminale, con a capo tre soggetti di origine romena che, attraverso l’uso di mail trabocchetto ed altri accorgimenti informatici, riusciva ad impossessarsi delle credenziali (numero della carta e password dispositive) di numerose carte di credito.
Le carte così virtualmente clonate venivano poi usate per ricaricare conti di gioco, intestati a soggetti dell’Europa dell’est organici all’associazione criminale.
Tali conti venivano quindi usati per effettuare scommesse per così dire sicure (ad esempio, a fronte di una giocata di 100 euro si potevano vincere al massimo 103 euro), con l’unica finalità di ripulire le somme illecitamente sottratte.
560 operazioni fraudolente su carte di credito
Il passaggio successivo consisteva, secondo l’accusa, nella monetizzazione delle somme vinte attraverso la loro immediata riscossione attraverso prelievi on line dai conti di gioco e contestuale accredito su carte intestate ai medesimi soggetti. Da qui i soldi venivano prelevati in contanti attraverso normali sportelli bancomat postali e bancari.
Con questo sistema sono state effettuate ricariche ai conti gioco per oltre 273mila euro, attraverso circa 560 operazioni fraudolente su carte di credito, e prelevati più di 255mila euro.
Oltre agli arresti, i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Roma hanno anche sottoposto a sequestro preventivo, su disposizione del gip del tribunale di Viterbo, 30 conti gioco illecitamente ricaricati e 32 carte dove sono confluite le somme di denaro provento di reato, unitamente a queste ultime.
