Capranica – (sil.co.) – Sorelline vestite da Cappuccetto Rosso, assolti con formula piena l’imprenditore e i genitori di Capranica accusati di pedofilia. L’accusa aveva chiesto per tutti l’assoluzione per insufficienza di prove dall’accusa di violenza sessuale aggravata su minore e la condanna a 3 e 2 anni di padre e madre per maltrattamenti in famiglia.
“Per me è la fine di un incubo durato sette anni, che per me sono stati un calvario e hanno significato l’inferno perché, pur sapendo di essere innocente, in un piccolo centro come Capranica sono passato per l’orco, per il mostro, che approfitta di due bambine”, il commento a caldo del commerciante sessantenne, datore di lavoro del padre delle piccole, difeso dagli avvocati Vincenzo Petroni e Noemi Palermo.
Erano invece assistiti dai legali Barbara Forti e Daniele Saveri la madre e il padre delle presunte vittime, due bambine che nel 2014 avevano 6 e 8 anni.
Ieri hanno chiesto l’assoluzione piena dei rispettivi assistiti, accordata dopo una camera di consiglio lampo dal collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei con la formula più ampia,”perché il fatto non sussiste”.
Noemi Palermo e Vincenzo Petroni – I difensori dell’imprenditore
La vicenda
Era il 2014. Dietro l’obiettivo, stando alle indagini, ci sarebbe stato l’imprenditore, datore di lavoro del papà delle piccole. Davanti invece il padre, la madre non vedente e le bambine.
In una casa disabitata di proprietà della famiglia dell’imprenditore sarebbe stata individuata la camera con lo stesso letto matrimoniale a cassettone descritto dalle presunte vittime. Nel bagno gli agenti della squadra mobile hanno rinvenuto uno sgabello per bambini con intarsiata la faccia di un orsetto, anch’esso oggetto di descrizione. Così come la presunta macchina fotografica dell’imputato.
Le vittime avrebbero riconosciuto i luoghi. Ma non è stata trovata alcuna immagine, nessuna fotografia che le riprendesse. Tanto meno vestite da Cappuccetto Rosso, come sarebbe stato fatto fare loro in un filmino a luci rosse.
Niente di pedopornografico, neanche sul computer dell’imprenditore che si è sempre proclamato innocente e vittima di un drammatico equivoco. “Quello che è emerso è la sua assoluta estraneità dalla vicenda – sottolineano i difensori Petroni e Palermo – a suo carico non è stato trovato nulla e il presunto riconoscimento dei luoghi da parte delle bambine è assolutamente discutibile. Chi non ha un letto in casa? Chi non possiede una fotocamera? L’imprenditore non c’entra nulla, è solo il datore di lavoro del padre”.
Adesso la sentenza con cui si è chiuso il processo di primo grado ha dato loro ragione.
