Capranica – (sil.co.) – Sorelline vestite da Cappuccetto Rosso, chiesta l’assoluzione per insufficienza di prove dell’imprenditore di Capranica accusato di averle violentate e filmate con la complicità dei genitori in cambio di denaro al padre che era un suo dipendente.
Contestualmente, il pubblico ministero Paola Conti ha chiesto la condanna a tre e due anni di reclusione per il padre e la madre, quest’ultima ipovedente. A processo davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei una coppia d’origine romena, accusata di violenza sessuale aggravata in concorso con l’imprenditore e di maltrattamenti in famiglia ai danni dei quattro figli, due maschi e due femmine.
Il più piccolo aveva circa sette mesi e, secondo quanto emerso, non era mai stato tenuto in braccio dalla mamma e dal papà, tanto da non sapere stare ancora seduto, quando, nel 2014, è scoppiato lo scandalo che ha scosso Capranica. E nessuno aspettava alla fermata le sorelline, quando tornavano con lo scuolabus dall’asilo e si avviavano a piedi da sole verso casa.
Il presunto pedofilo, datore di lavoro del padre delle bambine, è difeso dagli avvocati Noemi Palermo e Vincenzo Petroni. La sentenza è prevista il 20 luglio.
Abusi su minori (foto generica)
“Bambine sessualizzate e adultizzate”
Ieri la pm Conti, nel corso di una dettagliata e articolata discussione, ha ribadito come per la procura, pur mancando prove certe della violenza sessuale, non ci siano dubbi che le due bambine, che avevano 6 e 8 anni all’epoca dei fatti, siano state “sessualizzate e adultizzate”. Inoltre, a 6 e 8 anni, non erano “tecnicamente” vergini.
“Che qualcosa sia successo non ci sono dubbi, lo dicono i comportamenti da ‘adulte’ che avevano in età prepuberale. A nemmeno dieci anni, in casa famiglia si masturbavano più volte al giorno, mettevano in bocca di tutto che è uno dei segnali tipici di abusi e si svegliavano nel cuore della notte per dare loro la poppata al fratellino come erano state istruite a fare a casa”, ha fatto notare la dottoressa Conti.
“Avevano i pidocchi e la carie ai denti”, ha proseguito, ricordando come la trascuratezza psicologica e materiale delle vittime fosse totale.
“Le piccole non erano vergini, nel senso che entrambe avevano l’imene lacerato. Ciononostante sia la ginecologa Luana Pontani dell’ospedale di Belcolle, sia il professor Massimo Lancia, nelle loro consulenze, non hanno potuto dire con certezza se la lacerazione fosse frutto di abusi sessuali, in quanto in rarissimi casi può essere congenita o dipendere da altri traumi”, ha sottolineato.
L’amarezza della pm per una vicenda giudiziaria lunga e travagliata
Una vicenda giudiziaria lunga e travagliata. I presunti abusi sono emersi a febbraio 2014, “ma solo a maggio le due sorelline e il fratellino neonato sono stati affidati a una casa famiglia gestita da suore, dove sono rifiorite”.
A giugno la pm Conti, dopo l’interrogatorio protetto, ha chiesto che la loro versione venisse cristallizzata nell’incidente probatorio, “concesso però solo a distanza di sei mesi, a dicembre 2014, quando non ricordavano nemmeno di essere state sentite in questura”.
Nonostante già a febbraio ci fosse il sospetto terribile che fossero state vittime di pedofilia, inoltre, “la visita ginecologica a Belcolle è stata disposta il 28 luglio successivo”. A distanza di altri due anni e mezzo, infine, il tribunale per i minori di Roma ha riaffidato le bambine ai genitori, che si sono dileguati assieme ai figli, facendo perdere le loro tracce: “Nemmeno le ricerche disposte da questa procura hanno sortito effetto”, ha detto con amarezza il pubblico ministero, spiegando di non avere tralasciato nulla per chiarire la vicenda.
La pm Paola Conti
La vicenda
Era il 2014. Dietro l’obiettivo, stando alle indagini, ci sarebbe stato l’imprenditore, datore di lavoro del papà delle piccole. Davanti invece il padre, la madre non vedente e le bambine.
In una casa disabitata di proprietà dell’imprenditore sarebbe stata individuata la camera con lo stesso letto matrimoniale a cassettone descritto dalle presunte vittime. Nel bagno dell’uomo, single e senza figli, gli agenti della squadra mobile hanno rinvenuto uno sgabello per bambini con disegnata la faccia di un orsetto, anch’esso oggetto di descrizione. Così come la macchina fotografica dell’uomo, come hanno spiegato davanti al collegio gli agenti della squadra mobile impegnati nelle indagini.
Le vittime avrebbero riconosciuto i luoghi. Ma non è stata trovata alcuna immagine, nessuna fotografia che le riprendesse. Tanto meno vestite da Cappuccetto Rosso, come sarebbe stato fatto fare loro in un filmino a luci rosse.
Niente di pedopornografico, neanche sul computer dell’imprenditore che da sempre si proclama innocente e vittima di un drammatico equivoco. “Quello che è emerso è la sua assoluta estraneità dalla vicenda – sottolineano i difensori Petroni e Palermo – a suo carico non è stato trovato nulla e il presunto riconoscimento dei luoghi da parte delle bambine è assolutamente discutibile. Chi non ha un letto in casa? Chi non possiede una fotocamera? L’imprenditore non c’entra nulla, è solo il datore di lavoro del padre”.

