Viterbo – Talete, sulla privatizzazione della società idrica l’ultima parola spetta ai sindaci dei comuni. Saranno infatti loro decidere se la società dovrà continuare a restare in house oppure aprirsi alla partecipazione del privato. Quaranta per cento delle quote. Per una spesa complessiva che si dovrebbe aggirare attorno ai 180 mila euro. Tanto basterebbe, al netto, certo, degli investimenti successivi che il privato sarebbe chiamato a fare, per entrare in possesso di quasi la metà delle azioni di una società come Talete che ogni anno fatturerebbe circa 38 milioni di euro, di cui 25 deriverebbero dalle bollette pagate dai cittadini.
Non solo, ma il finanziamento di 40 milioni chiesto ad Arera, e sul quale molti si sono scontrati nei mesi scontri, pare stia ancora lì a galleggiare. E sembra proprio non per responsabilità di Arera.
Viterbo – Il comitato “Non ce la beviamo”
La decisione ai comuni. Nero su bianco, in una lettera spedita da Talete e Ato 1 al prefetto Giovanni Bruno che poi l’ha rimbalzata al comitato “Non ce la beviamo” che è il protagonista della vicenda e che nelle settimane scorse ha mandato un esposto alla prefettura e una richiesta di accesso agli atti ad Arera, ricevendo risposta da entrambe. Su tutti i fronti sollevati dal comitato. In sintesi, come hanno fatto notare qualche giorno fa i rappresentanti dello stesso, Paola Celletti e Francesco Lombardi, in conferenza stampa nella sede del sindacato Usb a Viterbo, sono stati chiesti “rispetto delle regole e trasparenza” sulla manifestazione di interesse pubblicata da Talete e chiusasi all’inizio di giugno e il finanziamento da 40 milioni di euro chiesto da Arera, al quale è agganciato l’aumento delle tariffe, cioè i soldi che devono tirare fuori persone e famiglie. Il tutto, subito dopo la manifestazione del comitato organizzata sotto la provincia lo scorsomele di aprile.
Viterbo – Paola Celletti del comitato Noi non ce la beviamo
Questione numero uno. La privatizzazione delle quote Talete. “Per fare entrare il privato in Talete – spiegano Lombardi e Celletti – vanno prima modificate due cose: lo statuto e la convenzione di cooperazione con i comuni. Senza questo passaggio, non si può procedere alla vendita delle quote. La manifestazione di interesse, cioè la richiesta pubblica se c’è qualche privato interessato ad acquistare il 40% delle quote Talete, è stata appunto pubblicata senza questo passaggio. Dopodiché ci risulta pure che non sia stata nemmeno discussa con i sindaci. Tutto questo ci ha spinto ad inviare un esposto alla prefettura di Viterbo ‘per presunta violazione degli obblighi di pubblicità degli atti amministrativi (Celletti e Lombardi leggono l’oggetto dell’esposto inviato al prefetto ndr) di cui al decreto legislativo n 33 del 2013, nonché al fine di verificare se il bando pubblicato da Talete spa relativo alla manifestazione di interesse per la cessione del 40% del capitale sociale, sia conforme a quanto previsto dallo statuto della stessa società e agli atti di indirizzo che ne hanno determinato la costituzione”.
Viterbo – Francesco Lombardi del comitato Non ce la beviamo
Il passaggio ai privati delle quote, con la modifica dello statuto e della convenzione di cooperazione, si potrebbe appresso “anche il cambio di ragione sociale. La Talete – proseguono infatti Lombardi e Celletti – non sarebbe più una società in house ma una partecipata. E questo farebbe venir meno il controllo da parte dei comuni. Inoltre, dato che la società non è quotata in borsa e quindi le azioni corrispondono al capitale versato, vale a dire 465 mila euro, il 40% delle quote equivale a 186 mila euro. Con 186 mila euro un privato si prenderà parte di una società che adesso fattura quasi 38 milioni di euro di cui 25 derivanti dalle bollette”.
Viterbo – Una manifestazione del comitato Noi non ce la beviamo
L’esposto, il comitato “Non ce la beviamo” l’ha mandato al prefetto che ha chiamato in causa Talete e Ato 1 per la risposta, che è stata questa: “qualora – scrivono a un certo punto Ato e Talete – a seguito della semplice e trasparente richiesta d’interesse fatta da Talete spa, i sindaci appartenenti all’Ambito territoriale ottimale n. 1 Lazio Nord-Viterbo e soci di Talete spa intendessero valutare positivamente un eventuale allargamento della compagine sociale del gestore unico Ato, attraverso un processo decisionale democratico, dovranno introdurre apposite modifiche alle convenzioni di cooperazione e di gestione e allo statuto di Talete spa e adottare tutti gli atti necessari e dare trasparenza e coerenza normativa a tale ipotesi aggregativa. In caso contrario, il percorso esplorativo oggi avviato non avrà alcun esito formale”.
Quindi, se i sindaci, all’interno dell’assemblea dei comuni, il “processo decisionale democratico”, decideranno di modificare statuto e convenzione, questo darà avvio alle procedure per procedere alla vendita del 40% delle quote. A partire proprio dalla manifestazione di interesse che pare abbia già avuto più di una risposta. Altrimenti, in caso contrario, “il percorso esplorativo oggi avviato”, cioè la stessa manifestazione di interesse, “non avrà alcun esito formale”. E per un po’ di tempo non se ne parlerà più. Fermo restando che a quel punto occorrerà immediatamente correre ai ripari per trovare una soluzione alternativa. Perché al momento, quella della privatizzazione delle quote, pare sia l’unica sul tavolo. tant’è che, come fa notare il comitato “Non ce la beviamo”, i finanziamenti chiesti ad Arera, 40 milioni di euro, starebbero ancora lì a galleggiare. A rendere poi il quadro ancor più complesso, l’ordine del giorno, fatto approvare alla Pisana dal consigliere regionale del Pd, Enrico Panunzi, che impegna Zingaretti, giunta e assessore competente, a rendere operativi gli interventi sugli Ato previsti dalla legge 5 del 2014, ad investire sulla miscelazione delle acque per continuare ad affrontare il problema dell’arsenico e a mettere in campo finanziamenti tali da poter dare una mano ai comuni sul piano delle tariffe. Richieste storiche, in gran parte, del comitato viterbese che da anni tiene vivo l’interesse del territorio sulle problematiche dell’acqua con tanto di manifestazioni, presidi e un banchetto permanente davanti al mercato di San Faustino a Viterbo. Tutti i fine settimana. da anni. Gestito tutte le volte da Franco Marinelli, altro militante del comitato. Richieste che qualche giorno fa hanno avuto un importante sbocco istituzionale di cui, da qui in avanti, un po’ tutti dovranno tener conto.
Viterbo – Gli uffici della Talete
Infine, Arera, vale a dire l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente. L’ultimo passaggio. “L’ulteriore conferma – commentano Lombardi e Celletti – che l’obiettivo è la privatizzazione della società, e questo spiega anche il cambio di direzione. I 40 milioni chiesti ad Arera stanno ancora lì a galleggiare e Bossola si è dimesso, costretto dalle dimissioni, rimaste senza alcuna giustificazione tangibile, dei consiglieri del Cda, di Forza Italia e Fratelli d’Italia”.
“Tempo fa – aggiungono Lombardi e Celletti – abbiamo inviato una richiesta di accesso agli atti ad Arera chiedendo appunto che fine avessero fatto questi 40 milioni di euro su cui tanto si è discusso nei mesi precedenti”.
Arera risponde al comitato facendo sostanzialmente notare che anche l’Agenzia aveva rivolto alla società la stessa domanda. Li volete o no questi soldi? “‘Talete – ha risposto la società idrica della Tuscia all’Agenzia, che ne riporta i virgolettati – ha inviato a questo ente (…) l’istanza tariffaria Mti3 comprensiva di richiesta di accesso al fondo di perequazione, approvata dal Cda del 18 settembre 2020’”. “Il medesimo soggetto competente ha rappresentato che tenuto conto ‘della decadenza dell’organo amministrativo della società, verificatosi a seguito delle dimissioni di tre componenti del consiglio di amministrazione della Talete spa tra il 13 e il 14 gennaio u.s., i presenti alla conferenza (dell’ente di governo dell’ambito) del 14 gennaio 2021 (…) hanno deciso di soprassedere ad ogni decisione in merito alla proposta tariffaria in argomento per poter consentire in un immediato futuro di coniugare l’approvazione della proposta tariffaria con le linee d’azione che si darà il nuovo organo amministrativo della società, in un quadro di chiara e stabile governance che garantisca cittadini e amministratori sul presidio delle attività gestionali ed il pieno risultato, in termini d’investimento, delle operazioni finanziarie poste all’interno della proposta tariffaria’”.
“In sintesi – concludono Francesco Lombardi e Paola Celletti – i quaranta milioni resterebbero fermi lì in attesa delle nuove linee d’azione della nuova amministrazione della società che, poco dopo che si è insediata, ha pubblicato la manifestazione d’interesse per la privatizzazione del 40% delle quote”.
Daniele Camilli
– Comitato “Non ce la beviamo”: “Talete, il prefetto ha detto che le regole vanno rispettate…”




