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Colpo da 100mila euro in gioielleria, boss di mafia viterbese davanti al gup

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Rapina alla gioielleria Bracci - Nei riquadri Antonio Loria e Giuseppe Trovato

Rapina alla gioielleria Bracci – Nei riquadri Antonio Loria e Giuseppe Trovato


Viterbo – (sil.co.) –  Rapina a mano armata alla gioielleria Bracci, riprenderà il 7 settembre subito dopo la pausa estiva l’udienza preliminare al pianificatore e al basista.

E’ il colpo da centomila euro messo a segno il 14 marzo 2018 presso il negozio di preziosi di piazza del Teatro, dove entrarono in azione quattro banditi, due donne che facevano da palo in macchina sulla salita di Santa Rosa e due uomini armati di pistola che fecero irruzione nel negozio. 

Ancora davanti al gup il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato e il ristoratore Antonio Loria, di 46 e 59 anni. Il pianificatore e il basista, secondo l’accusa. A distanza di due anni e mezzo dal colpo, l’inchiesta della procura si è chiusa il 17 settembre 2020 con la richiesta di rinvio a giudizio.

Entrambi sono stati raggiunti il 15 aprile 2020, in pieno lockdown, dal 415 bis per concorso in rapina aggravata. Il ristoratore anche per spaccio di cocaina, acquistata e detenuta per cederla a diverse persone, tra cui un avvocato, tra marzo e ottobre 2018. Gli investigatori avrebbero trovato prove di una fiorente attività di spaccio di cocaina messa in atto dall’indagato tra il mese di marzo e il mese di ottobre del 2018.

Loria, difeso dagli avvocati Giovanni Bartoletti e Remigio Sicilia, candidato consigliere comunale alle elezioni amministrative del 10 giugno 2018 nella lista di Forza Italia per l’attuale sindaco Giovanni Arena, prese 23 preferenze su un totale di 4298 voti di lista, per una modestissima percentuale dello 0,43%.

Con Loria e Trovato, quest’ultimo difeso come sempre dall’avvocato Giuseppe Di Renzo, ha ricevuto l’avviso di fine indagini anche una delle due donne che facevano da palo, incinta all’epoca dei fatti. Si tratta di Jenela Grancea, una 24enne d’origine polacca residente a Perugia, cui viene contestato anche il concorso nella detenzione illegale della pistola usata durante il colpo a mano armata, sfociato in una sparatoria che poteva finire in tragedia.


Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci - L'auto della fuga

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci – L’auto della fuga


Nel frattempo è diventata definitiva pochi mesi fa la condanna a 8 anni e 8 mesi per Ignazio Salone, l’ex collaboratore di giustizia che fece irruzione nella gioielleria assieme a un complice. 

La seconda sezione penale della cassazione presieduta dal giudice Domenico Gallo, lo scorso 24 febbraio, ha bocciato il ricorso contro la sentenza con cui la corte d’appello, il 5 dicembre 2019, aveva confermato gli otto anni e otto mesi di reclusione inflitti in primo grado, il 5 novembre 2018 dal gip Francesco Rigato del tribunale di Viterbo, con lo sconto di un terzo del rito abbreviato.

Nel negozio fecero irruzione Salone e Stefan Grancea, mentre li aspettavano in macchina Elena Grancea e Jenela Grancea, quest’ultima la 25enne tuttora davanti al gup dopo la richiesta di rinvio a giudizio, in quanto a suo tempo fu rilasciata dopo il fermo perché incinta. 

Salone, 49 anni, è stato condannato a 8 anni e 8 mesi. Stefan Grancea, trentenne, a 11 anni e mezzo di reclusione. Elena Grancea, 35enne, è stata condannata a 4 anni.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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