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Lago di Vico “avvelenato”, slitta per la terza volta in un anno processo bis a ex sindaci

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Tribunale - Gli ex sindaci Cuzzoli (a sinistra) e Sangiorgi (a destra) dopo la sentenza d'assoluzione

Tribunale – Gli ex sindaci Cuzzoli (a sinistra) e Sangiorgi (a destra) dopo la sentenza d’assoluzione del maggio 2018


Roma – (sil.co.) – Lago di Vico “avvelenato”, salta per la terza volta in poco più di un anno il processo bis agli ex sindaci di Caprarola e Ronciglione.  Se tutto va bene, se ne riparla il prossimo autunno. 

E’ il processo “arsenico e alghe rosse” che avrebbe dovuto inizialmente celebrarsi il 6 giugno 2020 davanti alla corte d’appello di Roma, poi slittato causa Covid. E’ stato quindi fissato per il 9 febbraio 2021, quando è stato nuovamente rinviato per problemi procedurali al 13 e 16 luglio scorso. Peccato che anche queste due udienze siano saltate, con rinvio ad altre due date, si spera più fortunate, fissate per il 9 e 23 novembre prossimi.

Datatissimi i fatti per i quali dopo oltre un decennio sono ancora imputati gli ex sindaci Alessandro Cuzzoli di Caprarola e Massimo Sangiorgi di Ronciglione, difesi rispettivamente dagli avvocati Luca Chiodi e Antonello Stella.


Lago di Vico

Lago di Vico


Sangiorgi e Cuzzoli sono stati indagati, rinviati a giudizio e assolti in primo grado dalle accuse di disastro colposo, omissione di atti d’ufficio e distribuzione al consumo umano di acque contaminate. Secondo la procura, tra il 2007 e il 2011, non avrebbero adottato tutti i provvedimenti utili a scongiurare il peggio.

Il procedimento è figlio del ricorso presentato dalla procura della repubblica di Viterbo e dalle sei parti civili (Comitato acqua potabile, Accademia Kronos, Codacons, Codici ambiente e due privati cittadini presunte vittime dell’inquinamento) contro la sentenza d’assoluzione di Cuzzoli e Sangiorgi dall’accusa di disastro ambientale.

A maggio del 2018 sono stati assolti dalla pesante accusa con formula piena in primo grado dal collegio del tribunale di Viterbo ex articolo 129, ovvero senza bisogno che l’istruttoria avesse inizio, anche se poi il processo è proseguito con tutti i testimoni per le altre imputazioni, da cui sono stati anche assolti, con sentenza in giudicato. 

Assolti “perché il fatto non sussiste” in quanto, secondo i magistrati, che hanno dato ragione alla difesa, dalla relazione del professor Pietro Gallina non sarebbe emersa alcuna prova a sostegno dell’accusa di disastro colposo. Si tratta del consulente della procura, sentito in sede di incidente probatorio, secondo il quale il lago non sarebbe stato né eutrofizzato, né inquinato. Il consulente lo ha definito una “tigre dormiente”.


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