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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Mi trovo purtroppo a scrivere per segnalare quanto la vita dei disabili e dei propri familiari sia diventata insostenibile, a causa di una burocrazia ai limiti dell’assurdo e del ridicolo conseguente l’emergenza sanitaria in corso.
Sono la mamma di Barbara, ragazza autistica di 29 anni, che frequenta il centro diurno di Villa Buon Respiro per 4 ore al giorno. Tralasciando tutte le riduzioni di servizio avute in questi 18 mesi che sono andate ulteriormente ad appesantire una situazione familiare già molto gravosa, ora mi trovo a dover far fronte ad ulteriori problemi di natura burocratica.
In data 28 luglio 2021 ho comunicato per iscritto a Villa Buon Respiro che l’indomani, 29 luglio, Barbara non sarebbe andata al centro in quanto l’avrei portata in piscina. Lo stesso giorno (28 luglio) mi è pervenuta una telefonata da un’infermiera e poi una comunicazione scritta del direttore sanitario di cui riporto un estratto: “è previsto che dopo ogni assenza, il rientro avviene solo dopo presentazione di autorizzazione tramite certificato medico. Tale documento dovrà essere associato ad un modulo di triage (secondo procedure ministeriali di prevenzione) compilato dalla famiglia e consegnato al personale del centro di riabilitazione al momento del rientro”.
Ora mi domando quale è la ratio di un certificato medico per il rientro quando comunico preventivamente l’assenza di mia figlia dovuta a cause non mediche (per fortuna è in salute e gli ho voluto far godere una giornata in piscina).
Nonostante la mia disponibilità a fornire oltre il modulo triage anche un’autocertificazione, in cui mi sarei assunta ogni responsabilità in merito, mi trovo costretta a perdere tempo (e farlo perdere al mio medico di base) per andare a chiedere un certificato senza senso.
Maria Bonifazi
