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Rave, hacker, Kabul… è colpa mia se non capisco?

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Non sono sociologo o storico e quando provai a fare il politico vidi presto che non ero tagliato. Eppure bisognerebbe esserlo per capire i fatti di questo agosto. Gli hacker che mettono fuori uso gli archivi e le comunicazioni della regione Lazio, il rave nella tenuta al lago di Mezzano di un affermato imprenditore, Piero Camilli e, più lontano, la tecnologia e il the best sociale, politico, economico dell’Occidente svaniti in Afghanistan in un’aria densa di crociate e inquisizione.

All’uomo della strada, infatti, non è facile capire, ad esempio, come migliaia di ragazzi con carovane di macchine, tir di servizi, vettovaglie e casse musicali oltre ogni immaginabile decibel, si siano potuti dare appuntamento con un clic telematico arrivando a destinazione negli orari e nel posto stabiliti, senza che nessuno se ne accorgesse. E non parlo dei vigili urbani o della stazione dei carabinieri, ma di quelli che per mestiere spiano, s’infiltrano, subodorano per avvertire prima chi, sempre per mestiere e per volontà popolare, cioè il governo, dovrebbe poi intervenire.

Eppure, sono ormai decenni che – spiegava già negli anni ottanta un grande specialista di Washington, Phil Klass – “da 100/110 miglia di altezza, si possono distinguere strade, aree di parcheggio, vedere un oggetto”. Figuriamoci oggi che il più modesto dei navigatori da utilitaria ci comunica in tempo reale gli ingorghi e che, a Valentano, code di camion e assalti di giovani da mezza Europa non son cosa di tutti i giorni.

Quindi, non capisco e non mi sento sicuro. Gli studiosi spiegano, fanno quello per cui hanno studiato, ma non sono tranquillo. Successo una volta…

Tanto più che, sempre ad esempio, chi dovrebbe, dà notizie col contagocce del valium su come sia andata la storia di quegli smanettoni d’alto bordo che, col solito clic, hanno catturato miliardi di informazioni, documenti pubblici e privati, procedure, quelle attraverso cui un ente, nello specifico la regione Lazio, ci amministra. Chi è stato? Tutto a posto ora? Se no, quando (davvero)? Scontato che non riaccada? Quanto è costato? Soprattutto, possibile che non se ne abbia avuto sentore? Risposte preconfezionate, quelle attese, e con l’optional del segreto di stato.

Ci sarà una verità o è come per il Covid? O come in Afghanistan, dove ci avevano informati che andavano ad impiantare la democrazia, e ora, dopo vent’anni, se ne vanno dicendo “si accomodino” alle bande di prima, rassicurati dai loro 007 che i talebani se la sarebbero presa comoda?

Quanto lontano, cari americani, il tempo in cui il vostro presidente Roosevelt volle entrare in guerra perché convinto che “il fascismo – testimoniò il figlio – rappresentava una minaccia per il mondo libero”. Soprattutto Hitler, perché Mussolini in fondo in fondo lo aveva anche un po’ ammirato. Poi, però, li combattè ambedue, li sconfisse e richiamò i soldati solo dopo l’insediamento della democrazia in Germania e in Italia.

Non capisco, ma non sono sociologo, storico, politico. Figuratevi…non capisco nemmeno le crisi al comune di Viterbo! Sarà una colpa?

Renzo Trappolini


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