Roma – Sequestrati 460 milioni di beni tra cui 522 immobili, 28 terreni, auto e quote societarie.
I militari del comando provinciale della guardia di finanza di Roma hanno eseguito il decreto di confisca, emesso dalla Corte di appello e diventato definitivo all’esito della pronuncia della suprema corte di Cassazione, avente a oggetto l’ingentissimo patrimonio mobiliare e immobiliare, per un valore stimato di oltre 460 milioni di euro, riconducibile al patron del Porto turistico di Roma.
“L’imprenditore romano – si legge nella nota delle fiamme gialle -, operante principalmente sul litorale ostiense nel settore turistico e immobiliare, fu arrestato dalla finanza nel 2015 per associazione per delinquere finalizzata a fatti di bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita e intestazione fittizia di beni”.
I successivi approfondimenti economico-patrimoniali condotti dagli specialisti del Gico del nucleo di polizia economico-finanziaria sul reticolo societario riconducibile all’imprenditore, anche tramite imprese estere o intestate a familiari o prestanome, hanno fatto emergere la disponibilità di beni in misura assolutamente sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati e la provenienza di parte degli stessi come provento e/o reimpiego dei delitti contestati.
“Inoltre – continua la finanza -, sarebbero stati verificati rapporti con esponenti delle organizzazioni malavitose egemoni ad Ostia per la gestione a prezzo irrisorio o addirittura a titolo gratuito di attività presso stabilimenti balneari o di parcheggi”.
Il decreto eseguito in data odierna, che determina la definitiva acquisizione dei beni da parte dello Stato, ha ad oggetto la quasi totalità di quanto sottoposto a sequestro e a confisca di primo grado, rispettivamente, nel 2016 e nel 2019, a seguito di provvedimenti emessi dal tribunale di Roma – sezione specializzata misure di prevenzione su richiesta della locale procura della Repubblica, vale a dire:
– quote societarie, capitale sociale e intero patrimonio aziendale di 13 società;
– 522 unità immobiliari e 28 terreni siti in Roma, per lo più facenti parte del complesso “Porto turistico di Roma”, che ha continuato ad essere operativo, dal 2016, sotto il controllo di amministratori giudiziari;
– 6 autoveicoli;
– crediti societari e disponibilità finanziarie.
L’odierna operazione testimonia il costante impegno della procura della Repubblica, del tribunale e della guardia di finanza di Roma volto a individuare le ricchezze illecitamente accumulate per restituirle alla collettività, anche ricorrendo agli istituti di aggressione patrimoniale previsti dal cosiddetto Codice antimafia del 2011.
