Viterbo – Non è vero che i bagni pubblici sono stati tutti quanti chiusi. Uno degli ultimi si trova appena usciti fuori porta della Verità a Viterbo, e si chiama sottopassaggio di piazza Crispi. Quello che appunto va dalla porta d’ingresso in città fino al museo civico e alla cappella Mazzatosta dove sono conservati gli affreschi di Lorenzo da Viterbo e i restauri di Cesare Brandi. L’ultima delle latrine.
Viterbo – Il sottopassaggio di piazza Crispi
Il sottopassaggio si imbocca sia da piazza Crispi sia dalla piccola parallela che costeggia viale Raniero Capocci. Entrando sia dall’uno e che dall’altro lato, la prima cosa che ti investe è la puzza appunto di latrina che col caldo afoso di questi giorni non va di certo a braccetto. Un sottopassaggio importante. Per due ordini di motivi. Il primo, quello di non essere investiti dalla macchine attraversando viale Raniero Capocci. E le vie di fuga non sono nemmeno tante, visto che piazza Crispi, lì davanti, è tagliata in due anche dalla ferrovia. Si tratta quindi di un punto di collegamento cittadino per certi aspetti fondamentale. Mette infatti i pedoni che escono dalle mura nella condizione di poter proseguire a piedi in tutta tranquillità verso altri quartieri della città molto importanti. Se quel sottopassaggio non ci fosse, la voglia di andarci a piedi verrebbe un po’ meno.
Viterbo – Il sottopassaggio di piazza Crispi
L’altro motivo è la presenza del museo civico con Sebastiano del Piombo e altre rilevanti collezioni. Il sottopassaggio avrebbe dovuto servire a valorizzare il patrimonio che contiene e dovrebbe attirare turisti. Fra l’altro il sottopassaggio di piazza Crispi è l’unico punto di Viterbo in cui si parla apertamente del museo civico, col tentativo di promuoverlo. A un metro e mezzo di profondità. E con il pavimento che l’ultima volta che ha visto uno straccio dovrebbe essere stata soltanto la prima.
Viterbo – Il sottopassaggio di piazza Crispi
Lungo il percorso, se si resiste alla puzza e si riesce ad alzare un po’ gli occhi, i pannelli con dentro i poster, in molti casi sgualciti, di reperti e dipinti del museo dedicato al collezionista Rossi Danielli. Il sottopassaggio dovrebbe invece essere un luogo dove la gente si ferma, incuriosita dagli oggetti che vede. Al contrario, per come è ridotto, l’invito è a tirar via dentro a un tunnel scuro che somiglia a un budello senza sapere bene cosa c’è dopo. E passando si notano solo puzza, desolazione, buio, e due-tre vetrinate rotte e spaccate.
Daniele Camilli
Fotocronaca: Il sottopassaggio di Piazza Crispi


