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Torna a rivivere il Borgo di Pinocchio

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Giuseppe Ciucci sindaco di Farnese e Antonello Ricci

Giuseppe Ciucci sindaco di Farnese e Antonello Ricci


Farnese – Sabato 7 agosto alle 18. Torna a rivivere il Borgo di Pinocchio. Per ricordare il 50esimo anniversario (1971-2021) del set per il leggendario “Pinocchio” televisivo di Luigi Comencini, il comune organizza un pomeriggio ricco d’iniziative. Per l’occasione, Antonello Ricci narrerà al pubblico “La vera storia di Pinocchio, pezzo di legno e burattino impertinente” (tra cinema e letteratura, un omaggio a Collodi e Comencini).

PENSIERINI DI UN PINOCCHIO

Di Antonello Ricci

Il “Pinocchio” di Collodi è un libro tragico e affamato, cencioso e misterioso, ribelle e perbenista. Uno e bino, avrebbe scritto qualcuno.

Il “Pinocchio” di Comencini è invece un film sentimentale (fino al patetico). Estremo inno alla bellezza del moribondo paesaggio italiano. “Paese mio che stai sulla collina” (“Che sarà”) aveva appena vinto Sanremo (1971). Il Pasolini luterano si accingeva a entrare in scena: dagli spalti della sua Torre a Chia.

Così è il cinema, una roba magica: un paesaggio vero vi precipita e muore per potersi illuminare di verità più alta. Farnese diventa dunque il paese di Pinocchio.

Fu Piero Gherardi a convincere Comencini. (Gherardi due volte premio oscar con Fellini: “La dolce vita” e “8 ½”). Gherardi convinse Comencini a ritrovare la casa di Geppetto in una stalla. Faceva tragedia con l’aspetto. Intuizione stupefacente. Nessuna vera abitazione di uomini sarebbe stata da tanto. Inesorabilmente: la fiaba esonda sempre la vita vissuta.

Come ha scritto qualcun altro, il “Pinocchio” di Comencini fu tele-romanzo di formazione per un’intera generazione. Per tutti noi, l’impertinente giovanissimo pisano Andrea Balestri fu leggenda e poesia. Ma, ahimè, il personaggio (smisurato e terribile tanto-quanto Ulisse o Don Chisciotte) avrebbe divorato il giovanissimo talento che lo incarnava. L’avrebbe condotto dritto al centro del proprio inestricabile labirinto. E lì abbandonato.

In realtà il “Pinocchio” di Comencini poteva essere un viterbese. Gherardi infatti, che amò Viterbo al punto di comprarvi casa, s’innamorò di un ragazzino piccolissimo d’età, vivacissimo, direi pestifero. Un vero Pinocchio. Si chiamava – e si chiama – Francesco Serra. Il grande scenografo convinse Comencini a fargli un provino. Francesco fu vestito per la scena. Gli fu scattata una selva di foto. Ma appena si ritrovò sotto la luce dei riflettori, per l’emozione s’inceppò, non riuscì a spiccicare parola. Troppo piccolo, sentenziò Comencini, caso chiuso. Come in un sogno, di quel giorno Francesco ricorda soltanto, a bordo scena, i grandi occhiali di suo padre, l’amatissimo Nicola, che lo seguiva con lo sguardo. Anch’io gli ho voluto un gran bene.

1881. Dopo lungo inseguimento, Pinocchio è impiccato dagli assassini – alias Gatto e Volpe – a un ramo della quercia grande. Dovevano finire così le peripezie del burattino sfrontato e irredimibile pubblicate a puntate sul “Giornale dei bambini”. Ma i giovanissimi lettori (e i loro genitori) si ribellarono. Così Collodi andò avanti. Addomesticando (accidenti) Pinocchio. Facendone una mediocre favola moralista.

Anacronismi-divertimenti. Anche se nello sceneggiato Franco e Ciccio impiccano Pinocchio sulle rive del lago di Trevignano, a me piace pensare che quella quercia fosse un cerro del Lamone: selva impervia ove regnò, latitante, il brigante Tiburzi. Un burattino che corre per la selva. Un brigante che mangia intorno al fuoco. Irresistibile l’idea di farli incontrare. Il bandito & il burattino. Così mi torna in mente il musicista e amico fraterno Silvio Ciapica. E una sua-nostra canzonetta di oltre dieci anni fa: “Le carabbignère co’ le bbaffe e le faciòle, le faciòle co’ le sasse-oh yeah!” (Sul tema del “Pinocchio” di Comencini suonato al pianoforte su indiavolati accordi di rock and roll, stile Jerry Lee Lewis.).

Farnese, torna a rivivere il Borgo di Pinocchio. Appuntamento sabato 7 agosto alle 18, località San Pietro (zona convento dei frati). Il comune di Farnese, assessorato cultura e turismo, celebra il 50 anniversario del Pinocchio televisivo. Quando cioè Luigi Comencini e Piero Gherardi “ritrovarono” nelle splendide e selvagge location della cittadina maremmana e dei suoi contorni il borgo delle mirabolanti-poetiche avventure di Geppetto (Nino Manfredi) e del burattino più impertinente del mondo (Andrea Balestri).

Ricco il programma del pomeriggio. Dopo i consueti indirizzi di saluto, il sindaco Giuseppe Ciucci, come una simbolica “posa della prima pietra” del borgo scoprirà il murales dell’artista farnesano Francesco Meloni dal titolo “L’incanto di un borgo”. A seguire, Antonello Ricci, rievocando i nomi dei numerosi cittadini che presero parte all’avventura – alcuni dei quali, allora, giovanissimi – intervisterà il genius loci Pietro Gentili: protagonista sia sul set (dove interpretò il ruolo del carabiniere) che nel prezioso backstage preliminare per l’allestimento dellindimenticabile sceneggiato. Successivamente il sindaco Ciucci, insieme con la dottoressa Giorgetta Bonfiglio Dosio, proclamerà i vincitori del concorso di espressione grafica a tema (“Vivere nelle favole”) promosso e organizzato dall’associazione culturale padovana “Archi Va” e volto al recupero, in termini di street art, del ritrovato “Borgo di Pinocchio”. D’altro canto, Antonello Ricci, affiancato dalla narratrice Maria Morena Lepri, omaggerà il favoloso sceneggiato comenciniano, con canzoni, letture e racconti ispirati al più famoso “pezzo di legno” della storia della letteratura e del cinema. Mentre si annuncia una sorpresa – teatralissima, burattinesca e zingara – ideata e realizzata da Giuseppe Moruzzi e Mauro Bevilacqua, in sinergia con la Proloco di Farnese, che lascerà tutte e tutti i partecipanti letteralmente a bocca spalancata. Condurrà il pomeriggio il giornalista Massimiliano Morelli. Viste le caratteristiche del luogo (spazio en plein air ma sostanzialmente “compresso”), nel rispetto delle nuove normative per il contenimento del Covid, l’entrata sarà consentita ai muniti di green pass.


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