Viterbo – Due recite, più di cento persone tra musicisti e attori, sbandieratori, ballerini, una mongolfiera luminosa, un’opera tra le più belle del repertorio, un’esecuzione brillante, voci splendide, un pubblico deliziato.
Questi gli ingredienti delle rappresentazioni di Elisir d’amore andato in scena il 7 e l’8 agosto in piazza San Lorenzo. Sotto la bacchetta di Fabrizio Bastianini, che anche in questa occasione ha dimostrato profonda conoscenza della partitura e una precisione impeccabile, orchestra coro e solisti hanno offerto uno spettacolo indimenticabile.
Lo spettacolo Elisir d’amore
Rimarcabile l’ammirata presenza degli sbandieratori di Viterbo, che, per radicata tradizione operistica, hanno offerto un intermezzo scenografico tra primo e secondo atto. Ma non ci si è limitati a questo: la loro presenza è stata infatti integrata nell’opera attraverso il rullo di apertura della Cavatina di Belcore e la consegna di una simbolica bandiera ad un impacciato Nemorino. Un legame con la città, anche questo in linea con la tradizione, che il regista Massimo Bonelli e l’aiuto regista Marjolaine Uscotti hanno sapientemente introdotto nella vicenda.
Regia che ha voluto un Ensemble Vocale “Il Contrappunto” protagonista sulla scena, nei limiti delle restrizioni imposte dalla normativa anti-Covid, come nello spiritoso e coinvolgente coro femminile del secondo atto e nella successiva, frizzante scena con Nemorino.
Dicevo, una mongolfiera. Sì perché Dulcamara approda idealmente sulla scena di piazza San Lorenzo proprio con una mongolfiera che diventa un elemento fondamentale, un altro personaggio, e vive le emozioni che si susseguono sul palco: una finestra aperta sui girasoli della scenografia, sui video prestati dal Museo del Cinema di Torino, sul bacio di Greta Garbo e Robert Taylor in Margherita Gauthier. Toccante, infine, la composta apparizione delle bellissime dive hollywoodiane del passato che piangono durante “Una furtiva lagrima”.
Lo spettacolo Elisir d’amore
Ma in scena anche una ballerina, tre mimi e le comparse che hanno contribuito insieme ad un gioco di luci sapiente (che ha attribuito un colore specifico alle diverse scene e un vuoto bianco per i recitativi) ad esaltare situazioni e sentimenti del libretto di Felice Romani.
Uno spettacolo ricco, intelligente, che ha impreziosito e sostenuto le vere star della serata: cinque voci belle, sicure, che hanno interpretato con stile impeccabile questa che è una delle opere più celebri al mondo ma non di certo la più facile. La spiritosa Ester Ventura, nel ruolo di Giannetta, complice insieme al coro di interventi ironici e taglienti. È di Jungmin Kim la straordinaria voce di Belcore, tronfio e pieno di sé proprio come avrebbe voluto Donizetti. Il Dulcamara travolgente, come non se ne vedeva da tempo, è stato invece affidato a Davide Piva che, a dispetto dell’età, mostra una padronanza della scena matura e navigata. Cosa dire di Hiun-Seo Park? Un Nemorino vittima delle circostanze ma anche un po’ di sé stesso (un pierrot, come giustamente suggerito dai mimi) che sa passare dall’impaccio iniziale al successo conclusivo con un’evoluzione nella recitazione che è parallela alla crescita del personaggio stesso (tra l’altro, una voce che passa dallo squillo alle mezze tinte con una facilità imbarazzante). Ed infine Fan Zhou: un soprano con possibilità vocali incredibili, definita dagli stessi suoi compagni “un violino”: espressiva, tecnicamente solidissima, unisce un’agilità di tutto rispetto ad una cantabilità appassionata.
Lo spettacolo Elisir d’amore
L’Orchestra Sinfonica EtruriÆnsemble si conferma una realtà alla quale andrebbe lasciato lo spazio che merita. Una risorsa cittadina che andrebbe sostenuta attraverso la creazione di una Filarmonica? Non lo so ma sicuramente è bene che gli amministratori ci riflettano.
Su Facebook il direttore Fabrizio Bastianini scrive: “Dedichiamo il nostro Elisir d’amore ai tanti operatori culturali messi in ginocchio dall’emergenza sanitaria, ai musicisti, ai pittori, agli attori, ai registi, ai ballerini. L’Italia, il mondo, ha bisogno di bellezza, di cultura. Ha bisogno di voi. Non mollate mai.” Sembra quindi che Viterbo sia in grado di reagire e che possa essere un esempio per realtà che invece hanno dichiarato sconfitta. È stato il Teatro Unione a capitanare questa sfida coraggiosa alle limitazioni del momento, pur rispettando scrupolosamente le norme anti-Covid (qualcuno direbbe, anche con troppo zelo, considerata la fila sul ponte di San Lorenzo; ma in caso contrario, le critiche sarebbero ancora più aspre).
Ma la più grande ammirazione va al presidente dell’Associazione XXI Secolo di Viterbo. Stiamo parlando di quel “genio visionario” di Giuliano Nisi, a cui va il merito di essere anche il creatore del Premio Fausto Ricci (tre dei protagonisti sono proprio usciti vincitori dal Concorso che, va ricordato, ha come presidente di giuria il grande Josè Carreras). Senza di lui, senza il suo trasporto, la sua tenacia e il team che è riuscito a coinvolgere, la città perderebbe il settore musicale di più alto livello. Ricordiamoci che in una città d’arte a vocazione turistica, questo è uno dei valori basilari. Un Elisir, per così dire, che ci auguriamo la città sappia sempre ritrovare.
Silvio Cappelli
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