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I gestori di ristoranti e bar possono controllare anche i documenti in caso di incongruenze nel green pass

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Roma – L’obbligatorietà del green pass per accedere a diversi servizi e attività al chiuso è entrata in vigore da quasi una settimana. Con una circolare, il Viminale ha chiarito la questione del controllo dei documenti di identità, oltre che del certificato verde, da parte dei gestori di bar e ristoranti.


Coronavirus - Green pass

Coronavirus – Green pass


Mentre è obbligatoria la verifica della validità del green pass, quella dei documenti di identità sarà “discrezionale”. Il controllo dei documenti da parte dei gestori diventa però necessario nei casi di abuso, come nel caso di palese incongruenza tra la persona che mostra il certificato vaccinale e i dati anagrafici contenuti nel pass. “La verifica dell’identità della persona in possesso della certificazione verde ha natura discrezionale ed è rivolta a garantire il legittimo possesso della certificazione medesima – si legge nella circolare del ministero dell’interno -. Tale verifica si renderà comunque necessaria nei casi di abuso o elusione delle norme. Come ad esempio quando appaia manifesta l’incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella certificazione”.

Il Viminale ha inoltre chiarito che nel caso in cui eventuali controlli dovessero accertare la non corrispondenza tra il certificato e l’identità del possessore, “la sanzione risulterà applicabile nei confronti del solo avventore, laddove non siano riscontrabili palesi responsabilità anche a carico dell’esercente”.

Per quanto riguarda invece eventi sportivi, spettacoli e concerti, la circolare del ministero dell’interno spiega che, oltre ai pubblici ufficiali, anche gli steward e i gestori delle strutture potranno controllare i green pass.


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