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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Se si dichiarasse che le scuole a Viterbo sono aperte, ma con i servizi igienici chiusi, ci sarebbe certamente una rivolta popolare. Chi infatti manderebbe a scuola i propri figli sapendo che un servizio tanto essenziale è inaccessibile e non messo a disposizione? E chi decidesse di mandare comunque i propri figli a scuola, non lo farebbe con l’ansia di pensare a quelle lunghe 5-6 ore in cui al proprio figlio mancherebbe la risposta ad un proprio bisogno essenziale? Ma è una ipotesi remota, poiché in questo caso le autorità preposte certamente impedirebbero l’apertura delle scuole.
Quelle stesse autorità che oggi invece consentono che per molti alunni delle scuole di Viterbo oggi sia un giorno di scuola a metà. Sto parlando di tutti quegli alunni con disabilità che necessitano, per la propria condizione, di assistenza per la attività di comunicazione e per il sostegno della loro autonomia, entrambi competenze tanto più necessarie nei primi giorni di scuola, in cui si deve formare il gruppo classe, la rete delle relazioni ed in cui gli alunni più fragili devono orientarsi negli spazi, nei tempi che sono tipici del contesto scolastico.
Per tutti questi alunni (circa 150 nel comune di Viterbo) il comune di Viterbo non ha attivato fin dal primo giorno di scuola il servizio di assistenza alla autonomia e alla comunicazione, scegliendo di fare, nelle more della definizione della cooperativa appaltante il servizio, un affidamento diretto a un ente terzo rispetto a quello che aveva gestito il servizio fino allo scorso anno scolastico. Scelta certamente inopportuna in termini di continuità assistenziale, visto che l’ente individuato dovrà ora prendersi del tempo per contrattualizzare gli operatori e gestire il servizio per un tempo indefinito fino alla nuova – speriamo solerte – individuazione dell’effettivo ente appaltatore del servizio per l’attuale (non il prossimo, la scuola è già iniziata) anno scolastico.
Il tutto, preme sottolineare, senza che sull’argomento si siano consultate le associazioni del terzo settore che si occupano di disabilità e che collaborano attivamente e con grande disponibilità con il Comune di Viterbo nei tavoli distrettuali e negli organi consultivi.
Va sottolineato che il servizio di cui si parla fa parte dei livelli essenziali di prestazioni sociali, e l’accesso a tali prestazioni costituisce un diritto per le persone con disabilità. Vorrei tornare all’esempio della accessibilità ai servizi igienici: qualche scuola avrebbe aperto senza garantirla? No, perché non sarebbe stato umano e neanche un giorno di ritardo sarebbe stato giustificato o giustificabile. E se il comune di Viterbo non è in grado di erogare un servizio che è essenziale per gli alunni fragili, ci aspettiamo allora che la scuola chiuda per tutti gli alunni fino alla accessibilità di questo servizio per coloro per i quali rappresenta una prestazione essenziale. Una scuola di tutti, per tutti e accessibile a tutti: perchè non sia solo uno slogan, ma un diritto che l’ente locale dovrebbe essere il primo a garantire, senza fare spallucce e dicendo che tutto sommato le persone con disabilità possono aspettare. Ma noi non siamo persone a metà, siamo persone tutte intere, che si aspettano un primo giorno di scuola tutto intero. Chiediamo che già da oggi questo diritto sia tutelato.
Alessia Brunetti presidente Associazione Italiana Sindrome X Fragile
