Tuscania – (sil.co.) – Anziano precipitato da una finestra della casa di riposo, è ripreso ieri il processo in corte d’assise per la morte di un ottantenne originario di Arezzo, Gian Paolo Rossi, ex direttore di banca all’Argentario, deceduto tragicamente nella struttura di Tuscania la sera del 15 gennaio 2019, sfuggendo al controllo del personale che era intento a distribuire la cena agli ospiti del primo turno. Parti civili i nipoti e i figli.
Nel corso dell’udienza si è scoperto che Noemi Castellani, la donna imputata in quanto responsabile della struttura, ha in pratica la stessa età degli anziani ospiti.
Tribunale di Viterbo
Due gli imputati chiamati a rispondere dal pm Massimiliano Siddi del reato di abbandono aggravato dalla morte davanti alla corte d’assise (presieduta dal giudice Eugenio Turco in sostituzione della collega Silvia Mattei, da pochi giorni in servizio al ministero della giustizia).
Sono i legali rappresentanti della società che all’epoca gestiva la struttura, Amedeo Menicacci e Noemi Castellani. Quest’ultima anche nel ruolo di responsabile della struttura, che secondo l’accusa non avrebbe potuto esercitare non avendo né la laurea, né il diploma di scuola superiore con esperienza quinquennale, ma soltanto la terza media.
Altri tempi, verrebbe da dire, dopo avere ascoltato l’unico teste della difesa presente all’udienza di ieri, il commercialista che cura le vicende economiche e fiscali della società CaMe e della casa di riposo Villa Iris. E’ stato invece rinviato al 26 ottobre l’esame degli imputati, dopo avere sentito gli ultimi due testi della difesa.
L’imputata, si è scoperto, ha l’età degli ospiti della struttura. “La signora ha 80 anni e non guida più da tempo – ha spiegato il professionista – nel 2019 lei si occupava di un’altra struttura facente capo alla società, situata a Castel Giorgio, dove io passavo a prenderla circa una volta al mese per portarla con me a Tuscania dove erano conservati i documenti relativi a Villa Iris. Con l’occasione, ricordo, Noemi Castellani si intratteneva anche con il personale, per sentire se fosse tutto a posto, quindi veniva via”.
L’anziano, affetto da morbo di Alzheimer, è precipitato, mentre gli operatori stavano aiutando a cenare una decina di ospiti non autosufficienti, dalla finestra di una soffitta situata al secondo piano, ancora allo stato rustico. La vittima è stata vista l’ultima volta nella sala comune, dove c’erano solo i familiari in visita e una trentina di altri ospiti, in attesa del loro turno per mangiare, dal momento che gli operatori in servizio, solo tre, erano tutti impegnati nella sala mensa.
Rossi, che non aveva mai manifestato intenti suicidari, si sarebbe allontanato passando proprio dalla porta scorrevole tra la sala comune e la medicheria, non si sa se aperta o chiusa, imboccando la porta successiva, quella che conduce sulle scale che portano ai piani superiori.
Una volta giunto di sopra, si infilandosi, forse in stato confusionale, nell’angusta finestra della soffitta, con una soglia profonda 35 centimetri, dalla quale ha fatto un volo di tre metri, schiantandosi sul terrazzo sottostante. Vicino alla finestra una delle sue ciabatte, prova del passaggio. L’altra ciabatta di sotto, vicino al corpo, così come gli occhiali, che evidentemente indossava quando è precipitato.
