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“Furbetta del cartellino dall’estetista invece che in ospedale”

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Viterbo - L'ospedale di Belcolle - Nel riquadro Tiziana Riscaldati

L’ospedale di Belcolle – Nel riquadro Tiziana Riscaldati


Viterbo – “Furbetta del cartellino dall’estetista invece che in ospedale”. Emergono particolari “piccanti” sui presunti furbetti del reparto di medicina trasfusionale di Belcolle.

Una dipendente della Asl, ad esempio, un pomeriggio di gennaio di cinque anni fa, si sarebbe assentata dall’ospedale per andare alle poste, al bar e infine pure dall’estetista, rientrando poi in ufficio soltanto un paio d’ore prima di staccare dal lavoro.

E’ entrato nel vivo così, ieri davanti al giudice Roberto Colonnello, il processo agli otto indagati rinviati a giudizio il 10 dicembre 2019, quando altri due imputati hanno patteggiato e per un altro la vicenda si è chiusa con la prescrizione. Parte civile la Asl di Viterbo.

Un’udienza fiume, terminata nel tardo pomeriggio, nel corso della quale è sfilata una prima “carrellata” di testimoni dell’accusa. La prossima sarà il 9 novembre.


L'avvocato Manlio Morcella

L’avvocato Manlio Morcella, difensore dell’ex dirigente di medicina trasfusionale


Tra gli imputati spicca la dottoressa Tiziana Riscaldati, 64 anni, originaria di Acquapendente, ex dirigente del servizio di medicina trasfusionale di Belcolle, difesa dall’avvocato Manlio Morcella del foro di Terni.

E’ il seguito giudiziario della maxinchiesta del sostituto procuratore Paola Conti sui dipendenti del servizio di medicina trasfusionale di Belcolle, sfociata all’alba del 31 gennaio 2017 nella notifica degli avvisi di fine indagine e di una misura cautelare di sospensione dal servizi, consegnati dalla guardia di finanza a ben 23 indagati, a vario titolo, per falso e truffa ai danni dello stato.

Dodici tra medici e infermieri avrebbero gonfiato i propri stipendi – ma la pensano diversamente i difensori – per un importo complessivo di un milione e 300mila euro nell’arco di cinque anni.  Le principali irregolarità avrebbero invece riguardato le timbrature dei cartellini.



Ieri alcuni degli operatori di polizia giudiziaria citati dalla pm Conti hanno spiegato come i dipendenti sospettati di assentarsi illegittimamente dal posto di lavoro siano stati “spiati” tramite le celle telefoniche e anche pedinati per avere riscontri concreti dei loro movimenti. 

Una dipendente, ad esempio – come detto dal militare “addetto alle celle” e confermato dal collega “pedinatore” – il 20 gennaio 2016, tra l’una e le due, durante l’orario di lavoro, si sarebbe allontanata da Belcolle per recarsi al Carmine.

Giunta nel quartiere, si sarebbe fermata all’ufficio postale, poi avrebbe incontrato una donna giunta in auto, si sarebbe recata al bar del quartiere uscendone poco dopo con un ragazzo. Sarebbe quindi entrata al centro estetico trattenendosi fino alle 16. Quindi sarebbe tornata a Belcolle, da dove ha “staccato” alle 18.

Come ha fatto notare però il difensore Alessandro Vettori: “Non si sa chi siano le due persone che ha incontrato e cosa sia andata a fare alle poste, al bar e dall’estetista”.

Un’altra dipendente, invece, è accusata di essersi assentata per due ore e venti il 29 gennaio 2016, ma il difensore Luigi Sini ha prodotto in aula un documento che dimostra come, in quell’arco di tempo, l’imputata abbia in realtà consegnato delle sacche ematiche. 


Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

Furbetti intercettati dagli investigatori


Ormai quasi tre anni fa, poco prima che l’emergenza Covid costringesse a un brusco stop anche l’attività dei tribunali, il gup Rita Cialoni ha accolto le richieste di patteggiamento della caposala 51enne Stefania Gemini  e dell’impiegato 67enne Renato Mastrocola, condannati rispettivamente a un anno e otto mesi  e a otto mesi di reclusione con sospensione della pena.

Ha dato battaglia allora e lo ha fatto anche ieri il difensore della dirigente Riscaldati. Secondo l’avvocato Morcella le cose non stanno come dedotto dagli investigatori. La dirigente è stata sospesa dal lavoro il 27 gennaio 2017 e licenziata senza preavviso il successivo 31 marzo. Secondo la procura, pur non tenuta all’orario di lavoro perché dirigente, avrebbe utilizzato il badge “per attestare la presenza sul posto di lavoro per ottenere un vantaggio economico in maniera fraudolenta”. 

Oltre alla Riscaldati, sono imputati nel processo, a vario titolo: Teresa De Siena, Maurizio Trenta, Raffaele Pellecchia, Maria Rita Guitarrini, Rosaria Amato, Laura Taschini e Luana Benedetti. 

Silvana Cortignani


Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

In azione i militari della guardia di finanza


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