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Pierluigi Vito presenta I prigionieri alla libreria Straffi

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Pierluigi Vito

Pierluigi Vito

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il 20 maggio del 1981 Giuseppe Taliercio, direttore del Petrolchimico di Porto Marghera, viene rapito dalla Colonna veneta delle Br nella sua abitazione di Mestre e poi ucciso. Per quarantasette giorni l’uomo resta nelle mani dei terroristi, che lo sottopongono a un “processo proletario”.

A ricostruire la tragica vicenda, in occasione dei 40 anni dalla morte del dirigente Montedison, il giornalista Pierluigi Vito nel suo romanzo “I prigionieri” che, dopo un lungo e fortunato tour di presentazioni lungo la penisola, torna a far tappa in città.

L’appuntamento è infatti venerdì 10 settembre alle 18,30 nella chiesa di San Giacomo in via Saffi (davanti alla libreria Straffi). Ne discuterà con l’autore Angelo Deiana. L’evento si svolgerà nel rispetto delle normative anti Covid-19.

La storia narrata da Pierluigi Vito trascina il lettore nell’Italia insanguinata dalla violenza del terrorismo, per far riemergere una vicenda tra le più strazianti e meno ricordate degli anni di piombo.

Il romanzo si pone sulle tracce dei brigatisti per respirare tutto il dramma di un’azione che determinerà la spaccatura della Colonna veneta delle Br. Oltre al prigioniero, che lotta contro la solitudine e la disperazione immaginando di scrivere lettere all’amata moglie, su tutti spiccano due personaggi: Emilio, uno dei membri dell’esecutivo brigatista, rincorso dal fantasma di un amore infranto, e Marcello, il membro più anziano della colonna, il primo a mettersi in discussione circa l’inutilità di tutta l’operazione.

“Pur basandosi sulle sentenze dei processi per l’assassinio di Giuseppe Taliercio, sulle fonti giornalistiche dell’epoca, sulle conversazioni con chi partecipò al rapimento e con i famigliari della vittima – spiega Vito – il mio romanzo non è una ricostruzione cronachistica di quanto accaduto tra il 20 maggio e il 7 luglio del 1981. Né tanto meno un resoconto fedele in tutto e per tutto. Queste pagine vogliono essere un tributo alla memoria di un periodo crudele e nefasto per l’Italia, foriero di morte e di lacerazioni, affinché tanto dolore, seppure illogico, non sia inutile, ma guidi ciascuno di noi alla comprensione di ciò che essenzialmente è giusto e vero”.

Augh! edizioni


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