Prato – Nuove accuse si aggiungono allo scandalo che ha travolto il prete di Prato, arrestato la scorsa settimana per traffico di droga e appropriazione indebita: è indagato anche per tentate lesioni gravissime. Stando a quanto riferisce il Corriere della Sera, il 40enne è sieropositivo e avrebbe organizzato festini a base di cocaina e Gbl, più nota come droga dello stupro, senza che i suoi partner fossero a conoscenza della sua condizione.
Polizia – Squadra volante
Ai festini, secondo quanto riferito dallo stesso prete durante l’interrogatorio di garanzia, avrebbero partecipato regolarmente 20 o 30 persone. Due di queste, sempre secondo gli investigatori, hanno già dichiarato di essere sieropositive. Ad oggi non è ancora chiaro se il prete abbia infettato qualcuno.
L’ex parroco è stato messo ai domiciliari dal gip Francesca Scarlatti. Le accuse sono spaccio e importazione di stupefacenti. Secondo la ricostruzione della procura e della squadra mobile, il prete avrebbe comprato all’estero la Gbl, con consegne tra mezzo litro e un litro per volta assieme ad un presunto complice, il suo compagno, anche lui 40enne, anche lui ai domiciliari. Secondo la polizia, la droga era pagata dal prete con le offerte dei parrocchiani e destinata a persone contattate tramite siti di incontri sessuali. I festini sarebbero stati organizzati nell’abitazione dell’altro arrestato, che però non risulterebbe indagato per quanto riguarda le tentate lesioni gravissime, anzi, sarebbe invece una eventuale parte offesa.
Intanto, il vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, ha nominato un nuovo amministratore parrocchiale per la chiesa dell’Annunciazione alla Castellina: si tratta del vicario generale della Diocesi, che ha già guidato la parrocchia per dieci anni.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
