Viterbo – “La mascherina soffoca e le finestre aperte per far passare aria, d’inverno ci fanno congelare. Ma non possiamo farci niente, anche quest’anno scolastico inizia così. Col Covid in strada”. Andrea, Augusto e Stefano sono tre studenti liceali che questa mattina stavano sotto scuola. Liceo classico Mariano Buratti, storico e prestigioso, in fondo a via Tommaso Carletti a Viterbo. Uno dei tanti istituti, comprensivi e superiori, una quarantina in tutto per più di 35 mila studenti, che oggi iniziano l’avventura del nuovo anno.
Il terzo con pandemia, distanziamenti, controlli e green pass obbligatorio per tutto il personale, eccezion fatta per gli studenti che dovranno invece continuare a stare sui rispettivi banchi e a non muoversi. Se non per entrare a scuola ed uscirne. Con il doppio turno all’ingresso e alla fine.
La speranza, è quella che la scuola non chiuda. Speranza per governo, ministro e docenti. Non tanto per gli studenti che, già in mattinata al bar, si sentivano fare i conti sull’aumento dei contagi, l’inasprirsi della pandemia e il possibile nuovo blocco delle lezioni.
Viterbo – Liceo Buratti – Primo giorno di scuola
Andrea, Augusto e Stefano sono iscritti al secondo anno delle superiori. La generazione entrata nei licei e nei tecnici con la didattica a distanza. Appena l’anno prima, quando facevano ancora la terza media, la presenza a scuola era uno dei suoi principali fondamenti. Anche se ormai non ci si fa più caso.
Come è questo primo giorno di scuola? La domanda è classica, la risposta insolita. Fiaccata da due anni di pandemia. “È il decimo primo giorno, quindi ci si fa l’abitudine. Tuttavia molto tranquillo – dicono Andrea Augusto e Stefano – a differenza dell’altr’anno”. “Quest’anno – aggiunge poi uno di loro – mi sento più Andrea, più sereno”.
“E’ il decimo primo giorno”, ossia, come ha precisato uno dei ragazzi sentiti ‘sta mattina, “è la decima volta che vivo questo momento, da quando facevo la prima elementare. C’ho pensato oggi, appena mi sono alzato”.
Gli ingressi prevedono anche quest’anno il doppio turno. Alle 8 e alle 10. Qualche scuola ha anche ridotto l’ora di lezione per evitare che gli studenti pendolari, soprattutto quelli del secondo turno, tornino a casa a sera per poi dover ripartire il giorno dopo all’alba. Con i trasporti in provincia che, secondo quando evidenziato da diversi dirigenti scolastici, presenterebbero ancora difficoltà in merito a orari, ritardi e percorsi. Con studenti costretti poi ad aspettare per un paio d’ore l’inizio delle lezioni. Come è capitato già questa mattina ad Andrea che viene da Tuscania e ha sedici anni. “Sono arrivato questa mattina a Viterbo attorno alle 8 – ha detto – e devo aspettare le 10 prima di poter entrare in classe”.
La didattica a distanza tutto sommato, per gli studenti, ha funzionato. O quanto meno è stata di gradimento, con tutti i vantaggi che ha comportato. “Più facile – ha detto gli studenti -, anche da eludere. Con la possibilità di oscurare lo schermo e consultare le informazioni che servivano su un altro computer oppure un altro dispositivo qualsiasi. Comunque sia è meglio non farlo. Non bisogna copiare, ma fissare i concetti, altrimenti si può andare anche avanti, ma sicuramente male”.
Aspettative per questo nuovo anno? “Non ci aspettiamo niente di buono – commentano Augusto, Andrea e Stefano -. L’importante è superare al meglio anche quest’anno. L’ideale sarebbe però ridurre le ore di alternanza scuola-lavoro e garantire una gestione degli autobus più consona alle nostre esigenze di vita”.
La generazione della Dad, didattica a distanza. Quella entrata a scuola o negli istituti superiori in epoca di pandemia. “Vantaggi e svantaggi – dicono gli studenti -. Il vantaggio di conoscere i compagni prima di vederli poi in faccia. Gli svantaggi. La didattica in presenza è più formativa, anche se le mascherine soffocano, sebbene siamo perfettamente ossigenati, e le finestre aperte d’inverno ci fanno congelare. Anche i nostri genitori preferiscono vederci a scuola, piuttosto che a casa. Sempre per un problema di formazione”.
E i rapporti con i compagni di scuola una volta finite le lezioni? Con la Dad e la scuola in tempi di Covid riuscite a vedervi anche fuori come si faceva una volta? “E’ molto più difficile – concludo Andrea, Augusto e Stefano -. I rapporti sono ridotti al minimo. E nei pomeriggi, quando usciamo, ci vediamo con gli amici del paese e quelli che già conosciamo da tempo”.
Daniele Camilli
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