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Rapina in gioielleria, la difesa del boss Giuseppe Trovato: “Battaglia sulle intercettazioni”

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Rapina alla gioielleria Bracci - Nei riquadri Antonio Loria e Giuseppe Trovato

Rapina alla gioielleria Bracci – Nei riquadri Antonio Loria e Giuseppe Trovato


Viterbo – (sil.co.) – Rapina da centomila euro alla gioielleria Bracci, promette battaglia sulle intercettazioni la difesa del boss Giuseppe Trovato considerato dalla procura di Viterbo il pianificatore del colpo.

Lunedì è stato il giorno della “prova generale” durante la discussione davanti al gup Rita Cialoni, che ha rinviato a giudizio sia l’imprenditore 46enne originario di Lamezia Terme titolare di tre compro oro all’epoca della rapina, messa a segno il 14 marzo 2018, sia il ristoratore 59enne d’origine partenopea Antonio Loria, titolare invece all’epoca di una frequentata pizzeria nel cuore del centro storico. 

“Davanti al gip ho contestato, tra le altre cose, anche le intercettazioni – spiega l’avvocato Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia, che assiste Trovato – lamentando che buona parte delle intercettazioni richiamate dalla richiesta di misura non erano presenti nel fascicolo”.

“Io dico che quelle sequenze – spiega ancora – non sono autorizzate per ragioni formali e peraltro, pur richiamate, mancava fisicamente l’allegazione degli atti di riferimento”.


Da sinistra: Giuseppe Di Renzo, Carlo Taormina e Fausto Barili

Da sinistra: Giuseppe Di Renzo, Carlo Taormina e Fausto Barili durante l’udienza preliminare di “mafia viterbese”


Trovato, secondo l’accusa, avrebbe pianificato la fase esecutiva “segnatamente fornendo notizie sui locali della gioielleria e sull’ubicazione delle casseforti e le modalità da rispettare per la successiva fuga, promettendo altresì, quanto meno nella fase preparatoria, la partecipazione di due dei suoi uomini per l’esecuzione materiale della rapina”.

Il legale, cui si è riportato l’avvocato Remigio Sicilia che con il collega Giovanni Bartoletti assiste Loria,è pronto a riproporre la questione in sede preliminare alla prima udienza del processo fissato per il 10 maggio 2022 davanti al collegio. 

In carcere dal 25 gennaio 2019 – quando fu uno dei tredici arrestati dell’operazione Erostrato con l’accusa di essere assieme a Ismail Rebeshi ai vertici del sodalizio criminale italo-albanese attivo a Viterbo nel biennio 2017-2018 – lo scorso 9 giugno Trovato è stato condannato per associazione di stampo mafioso a 12 anni e 9 mesi di reclusione dalla corte d’appello, che ha così riformato i 13 anni e 4 mesi del primo grado. La difesa, convinta da sempre che non ci siano gli stremi per il 416 bis, è pronta a ricorrere in cassazione contro la sentenza. 


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