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Allevamento intensivo di galline, anche l’Aios dice no

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Montefiascone – Riceviamo e pubblichiamo – Il 29 luglio 2021 il Tar del Lazio ha dichiarato irricevibile il ricorso presentato dal Copattrim (Comitato per la tutela del paesaggio, dell’ambiente, del turismo e delle tradizioni rurali di Montefiascone) perché il piano di utilizzazione aziendale non era stato impugnato dai cittadini entro i termini previsti. In realtà il piano non era uno dei punti oggetto del ricorso e per questo il comitato si è rivolto successivamente al Consiglio di stato.

Montefiascone - Allevamento intensivo di galline ovaiole - Inizio cantiere

Montefiascone – Allevamento intensivo di galline ovaiole – Inizio cantiere


A sostegno delle ragioni del Copattrim si sono schierate Italia Nostra, Lav e Lipu. L’Isde (Associazione Italiana medici per l’ambiente) ha inoltre pubblicato inoltre un rapporto scientifico sui danni prodotti da questi allevamentialla salute dell’uomo, oltre che sociali e ambientali, e tra i 10 elencati ben 9 coincidono con le ragioni di Copattrim, Italia Nostra, Lav e Lipu.

Particolarmente alto il rischio di malattie portate da animali, di antibiotico-resistenza e di elevate emissioni di polveri sottili e gas dannosi alla salute.

Il primo ottobre scorso il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza cautelare di Copattrim e Lav, sospendendo l’esecutività della sentenza del Tar del luglio scorso.

Con questo provvedimento quindi il giudizio di irricevibilità del Tar viene ribaltato, avendo il giudice del Consiglio di Stato ravvisato la necessità di prendere in considerazione le ragioni dei ricorrenti Copattrim e Lav. 

La motivazione dell’ordinanza si fonda in particolare sulla necessità di mantenere ferma la situazione per non compromettere ulteriormente l’area già oggetto di sbancamento e cementificazione. La volontà dei magistrati della quarta sezione del Consiglio di Stato è dunque di condurre i necessari approfondimenti sulle varie questioni tecniche e normative per giungere alla successiva udienza di merito. 

Tra i danni ambientali causati dagli allevamenti avicoli intensivi non va dimenticato il suolo, poiché la pollina prodotta dalle galline così come da polli e tacchini è considerata da taluni un rifiuto speciale se non avviato a trattamento di valorizzazione o sottoprodotto se avviato alla sua valorizzazione energetica.

La legge cita: “i sottoprodotti di origine animale, compresi i prodotti trasformati, contemplati dal regolamento (CE) n. 1774/2002, eccetto quelli destinati all’incenerimento, allo smaltimento in discarica o all’utilizzo in un impianto di produzione di biogas o di compostaggio; c) le carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare epizoozie, e smaltite in conformità del regolamento (CE) n. 1774/20021. Fra i materiali sottratti alla disciplina sui rifiuti sono da tempo inseriti i reflui zootecnici, in quanto normati da regole di settore (Decreto Interministeriale n. 5046 del 25 febbraio 20162 ed applicazioni regionali). Tale esclusione si applica in modo certo solo se si tratta di materiali provenienti da attività agricola e destinati all’agricoltura. I reflui zootecnici destinati alla produzione di energia non sono automaticamente sottratti alla disciplina dei rifiuti ai sensi dell’art. 185 in quanto SOA3 di categoria 2 e quindi, ai fini dell’esclusione devono obbligatoriamente soddisfare i requisiti del sottoprodotto ai sensi dell’art.184bis (paragrafo successivo). In caso contrario vanno considerati rifiuti”.

La legge 185 cita le materie fecali, se non contemplate dal comma 2, lettera b), del presente articolo, la paglia e altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, gli sfalci e le potature effettuati nell’ambito delle buone pratiche colturali, nonché gli sfalci e le potature derivanti dalla manutenzione del verde pubblico dei comuni, utilizzati in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa, anche al di fuori del luogo di produzione ovvero con cessione a terzi, mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente ne’ mettono in pericolo la salute umana.

Sono esclusi dall’ambito di applicazione della parte quarta del presente decreto, in quanto regolati da altre disposizioni normative comunitarie, ivi incluse le rispettive norme nazionali di recepimento: a) le acque di scarico; b) i sottoprodotti di origine animale, compresi i prodotti trasformati, contemplati dal regolamento (CE) n. 1774/2002, eccetto quelli destinati all’incenerimento, allo smaltimento in discarica o all’utilizzo in un impianto di produzione di biogas o di compostaggio; c) le carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare epizoozie, e smaltite in conformità del regolamento (CE) n. 1774/2002.

Nel viterbese accade che esistono centinaia di impianti avicoli ma non esistono impianti locali atti al compostaggio o alla trasformaizone in biocarburanti avanzati della pollina, impianti ibridi capaci di produrre tramite la tecnologia aerobica il biogas e tramite un processo di upgrading estrarre la CO2 dalla pollina il cui prodotto finale consiste nel biometano, un biocarburante avanzato che può essere immesso nel metanodotto nazionale con importanti incentivi per chi lo produce, incentivi quantificati dalla Ce e dal Mise nel bienno 2018-2020 in 4,7 miliardi di euro tramite i Cic (Certificati di immissione al consumo) e con 15 miliardi di euro nel decennio 2020-2030.

Ad oggi questo rifiuto o sottoprodotto (dipende anche dai piani regionali di ogni singola regione e da varie sentenze anche della Corte di Cassazione) viene “smaltito” fuori provincia con un costo di conferimento di 22 euro per tonnellata più il costo di trasporto all’impianto fuori sede.

Per logica umana, prima di autorizzare nuovi impianti avicoli occorrerebbe come da normative europee, italiane e regionali realizzare perlomeno gli impianti anaerobici per la trasformazione del rifiuto e/o sottoprodotto in biometano (quindi un biocarburante avanzato) e al contempo in ammendante/compost agricolo di qualità opportunamente trattato.

Pensate che solo nel triangolo Grotte Santo Stefano-Graffignano-Bomarzo esistono oltre 100 allevamenti intensivi, in pratica ogni abitante di Grotte Santo Stefano (8000 abitanti), di Bomarzo (2150 abitanti) e Graffignano (2500 abitanti) convive con 3000 polli, tacchini o galline procapite e quindi questo stato delle cose al minimo vorrebbe che gli enti locali autorizzino preventivamente la realizzazione di impianti anaerobici capaci di trasformare il rifiuto e/o sottoprodotto in un biocarburante altamente avanzato come il biometano, considerato anche il fatto che il metanodotto nazionale attraversa le zone interessate dagli allevamenti che sono i comuni sopracitati e Tarquinia

Se l’uomo nella sua storia ha appreso il concetto di salute ed aumentato la sua aspettativa di vita è solo dovuto al fatto che mangia lontano dai luoghi dove si producono rifiuti che nel caso di allevamenti avicoli hanno portato in un recente passato malatie trasferibili dai pennuti all’uomo.

Occorrerà che il Consiglio di Stato tenga in grande considerazione quanto legiferato dalla Ue il 30 giugno scorso che tutela polli, galline, tacchini, scrofe, vitelli, conigni, anatre e altri animali; infatti, entro il 2023 sarà presentata la proposta definitiva per l’eliminazione delle gabbie negli allevamenti. Sarà un processo graduale, sicuramente, ma l’obiettivo è di completarlo entro il 2027. Insomma, una grande vittoria per tutti i cittadini che hanno partecipato attivamente all’iniziativa End the Cage Age, la petizione firmata da 1,4 milioni di europei (2018-2020).

Su 680 voti, ben 558 membri del Parlamento europeo hanno votato a favore, mentre sono stati 37 i contrari e 85 gli astenuti. La nuova proposta, fatta alla Commissione, chiede un miglioramento dei sistemi di allevamento al fine di meglio tutelare i diritti degli animali. Così facendo, più di 300 milioni di animali l’anno verranno risparmiati alla triste vita in gabbia.

Inoltre, la risoluzione approvata dall’Ue promuove anche una riforma delle direttive sui prodotti immessi sul mercato, compresi quelli importati, affinché siano conformi alle future normative. Dal momento che si tratta di un cambiamento importante e complesso, è anche opportuno provvedere a degli adeguati incentivi, tramite cui sostenere gli allevatori nelle fasi di transizione verso l’eliminazione delle gabbie negli allevamenti.

Come ha affermato Stella Kyriakides, il commissario Ue per la salute: “Agire per migliorare il benessere degli animali è un imperativo etico, sociale ed economico la quale, insieme al vicepresidente, Věra Jourová, ha promesso massimo impegno nel controllare che la proposta sia all’altezza delle aspettative dei cittadini europei. Una grande vittoria per le oltre 170 Ong europee impegnate da anni contro l’allevamento intensivo in gabbia. Tra queste si ricordano: Animal Aid, Animal Equality, Amici della terra Italia, Enpa, Lega nazionale per la difesa del cane, Jane Goodall Institute Italia, Lav, Legambiente e Oipa. Tuttavia, come evidenziato dai rappresentanti delle associazioni sopracitate, “resteremo concentrati sulle istituzioni europee fino a quando non realizzeranno questo progetto e saremo vigili per impedire che altri interessi ne moderino l’ambizione”.

Ad esempio, dal 2012 è stato bandito l’allevamento in batteria per le galline, tuttavia, più del 90% dei conigli vive ancora in gabbie, peraltro molto strette. Inoltre, nel 2019 è stato stimato che la metà delle galline ovaiole non sono allevate secondo le normative. 

L’eliminazione delle gabbie negli allevamenti dovrebbe interessare anche scrofe, vitelli, anatre, oche e altri animali, per le quali c’è una legislazione in vigore in materia di protezione.Tuttavia, solo le galline ovaiole, i polli da carne, le scrofe e i vitelli sono contemplati dalla normativa specifica sull’uso delle gabbie.

La nuova legge non interesserà solo gli allevamenti in loco ma anche tutti i prodotti importati dai paesi extra Ue. Infatti, l’obiettivo è consentire la vendita esclusivamente di carni e derivati animali provenienti da attività che rispettano standard equivalenti a quelli europei.

L’Emilia Romagna è stata la prima regione italiana a legiferare il divieto di allevamenti intensivi a danno degli animali. Da allora in Emilia Romagna non si autorizzano più questo tipo di allevamenti, il tutto legiferato dal Parlamento egionale dell’Emilia Romagna regione durante l’assemblea legislativa AL/2021/11416 del 05/05/2021e riportato sulla gazzetta ufficiale regionale: (Rif. prot.n. AL/2021/9614 del 14/04/2021) misura 2918 – Risoluzione per impegnare la giunta regionale a promuovere politiche e strumenti a supporto della transizione del settore zootecnico ad allevamenti che non fanno uso dellegabbie e sono improntati al benessere animale.

L’impressione è che nella Tuscia prolifichino allevamenti avicoli anche in vicinanza di abitazioni e senza le opportune autorizzazioni igienico-sanitarie e ambientali. Evidentemente qualcuno li autorizza con superficialità rispetto alle normative previste e senza impianti preventivi per lo smaltimento della pollina.

La maggior parte di questi allevamenti dichiarano “di essere impianti a campo”, non esistono controllori in numero adeguato per verificare questa teoriae forse occorrerebbero più controlli anche per il fatto che tali concentrazioni provinciali di allevamenti avicoli con la tecnica della fertirrigazione potrebberoraggiungerele falde acquifere di acqua potabile.

E’ sicuramente un problema di grande attualità  che deve essere affrontato con le dovute tutele sia per cittadini che per le attività agroturistiche limitrofe a questi allevamenti, a tutela della salute umana,della biodiversità del territorio e soprattutto degli animali come legiferato dall’Unione Europea, dal Governo italiano e da diverse regioni.

Giovanni De Caro
Delegato di Aios Lazio


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