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Assolto notaio-ex magistrato accusato di usura, a giudizio il “complice”

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Viterbo – (sil.co.) – Usura, assolto il notaio-ex magistrato e rinviato a giudizio il presunto complice. 

Si è conclusa così, giovedì 7 ottobre davanti al gup, l’udienza preliminare a carico dei due imputati. L’ex magistrato, un cinquantenne romano passato alla professione di notaio che aveva scelto il rito abbreviato, è stato assolto come chiesto dallo stesso pm Stefano D’Arma, secondo l’articolo 530 secondo comma. Prima della sentenza il giudice ha sentito, come da previsioni, le conclusioni del difensore Riccardo Micci.

E’ stato invece rinviato a giudizio il presunto complice, un 62enne di Magliano Sabina, per il quale il processo si aprirà il prossimo 8 giugno. 

Parte civile, già dall’udienza preliminare, la presunta vittima, un imprenditore edile difeso dall’avvocato Angelo Di Silvio, pronto a chiedere un risarcimento record di 4 milioni di euro. Al centro della vicenda i suoi rapporti con una società finanziaria con sede presso lo studio di un commercialista di Viterbo.


Angelo Di Silvio

L’avvocato di parte civile Angelo Di Silvio


Contro il proscioglimento del notaio e del coimputato si è battuto in oltre due ore di discussione Di Silvio, che assiste il costruttore la cui società è stata dichiarata fallita il 7 agosto 2017. La parte offesa avrebbe visto volatilizzarsi un ingentissimo patrimonio immobiliare composto da otto autorimesse, due depositi, una villa in Sardegna, un complesso di 12 appartamenti e nove autorimesse.

Nel 2008, avendo bisogno di liquidità per ultimare il complesso d 12 appartamenti e nove garage, la vittima si sarebbe rivolta alla finanziaria, che si sarebbe resa disponibile “previa cessione delle quote di maggioranza e conseguente ingresso nella compagine sociale”. 

Grazie a tale operazione, il 10 marzo 2009, il 62enne di Magliano Sabina è stato nominato amministratore unico, carica grazie alla quale avrebbe spogliato patrimonialmente la società degli immobili di proprietà a favore di due altre società a lui ricollegabili, con corrispettivi nettamente inferiori al loro valore di mercato. Avrebbe inoltre sottratto, secondo l’accusa, ingenti somme di denaro a favore della finanziaria, sotto forma di restituzione di finanziamenti, molti dei quali effettuati in contante, senza alcuna quietanza e per importi nettamente superiori al limite consentito dalla norma di legge sull’utilizzo del contante.

La procura, in fase preliminare, ha disposto una perizia, affidata al commercialista Giancarlo Puri. Nelle loro vesti, secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero stipulato contratti di finanziamento a favore dell’impresa di costruzioni, praticando tassi che avrebbero superato la soglia prevista in materia di usura. 


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