Viterbo – “Il centro storico dice no allo spreco di cibo. Oltre 1000 box consegnate ai clienti nei primi due mesi di progetto. Il tutto in 25 ristoranti del centro storico di Viterbo”. Sono i primi dati di Ri-Store, il progetto, ideato e coordinato dal docente dell’università degli studi della Tuscia Silvio Franco, per il recupero del cibo lasciato sui piatti dei ristoranti. Cibo che i clienti portano a casa. Una battaglia contro lo spreco tipico delle società opulente.
“Solo per citare qualche risultato preliminare riferito ai primi due mesi del progetto, iniziato il primo giugno – ha poi detto Franco – nei 25 ristoranti che hanno regolarmente compilato le schede di rilevazione sono state consegnate ai clienti oltre 1000 box con il cibo lasciato nei piatti. Si tratta di un numero abbastanza consistente, che rappresenta il 5% circa del totale dei pasti serviti. Una quota che in alcuni ristoranti ha superato abbondantemente il 10%. Nei prossimi mesi è certo che questi numeri si amplieranno e consolideranno, in virtù di una maggiore familiarità dei ristoranti nel gestire questa procedura e di una maggiore informazione dei clienti nei confronti del progetto”.
Viterbo – Silvio Franco dell’Unitus
Ri-store è un progetto green-food che punta a coinvolgere tutto il mondo della ristorazione del centro storico di Viterbo. A promuoverlo, l’università degli studi della Tuscia, dipartimento Deim. Assieme a Silvio Franco, nel progetto ci sono anche Simone Iocco, Majakovskij comunicazione, che ha realizzato tutta la parte relativa alla comunicazione, Chiara Bomarsi, laureata in marketing alla Tuscia, che ha preso contatto con tutti i ristoratori del centro proponendogli l’iniziativa, Clara Cicatiello, docente Deim, Marco Barbanera, professore Deim, che si stanno occupando di valutare l’impatto ambientale sui risultati del progetto.
Il progetto, finanziato dal ministero delle politiche agricole, prevede la distribuzione gratuita di uno stock di contenitori biodegradabili e personalizzati con nome e logo a tutti i ristoranti che aderiscono. I ristoranti propongono a loro volta il contenitore ai clienti che non hanno consumato interamente le proprie portate, invitandoli a portarlo via.
Viterbo – Il progetto Ri-store
“Adesso – prosegue Franco – si sta lavorando a un ampliamento della comunicazione del progetto attraverso una serie di interviste a ristoratori e clienti, che verranno condivise sui canali social. Abbiamo inoltre realizzato un cortometraggio presentato il mese scorso”.
“Anche se la situazione di questi ultimi mesi non è stata facile – ha poi aggiunto il docente dell’Unitus – la maggior parte dei ristoranti aderenti al progetto ha avviato il processo di consegna ai clienti del cibo che non hanno consumato e lasciato nei piatti. La novità dell’iniziativa, l’aggravio di impegno chiesto ai ristoratori per registrare il numero e il contenuto delle box consegnate ai clienti e alcune specifiche difficoltà organizzative hanno causato qualche piccolo problema ad alcuni ristoranti che nelle prime settimane hanno faticato ad allinearsi alle corrette modalità di svolgimento dell’iniziativa”.
Viterbo – Centro storico
“Infine – ha concluso Franco – anche se si tratta ancora di dati parziali, i primi riscontri forniscono delle indicazioni molto interessanti, evidenziando come il fenomeno dello spreco alimentare da parte dei clienti dei ristoranti rappresenti un fenomeno significativo e di come il gesto di portare a casa il cibo che non si consumato possa avere delle implicazioni quantitativamente importanti”.
Daniele Camilli
– La città libera dallo spreco di cibo, nasce il primo centro storico waste free…


