Luca Bellacanzone |
Montefiascone – Riceviamo e pubblichiamo – In questi giorni ho scoperto che uno degli argomenti più discussi a Montefiascone è di come si debba chiamare o far chiamare, colei che è alla guida della nuova amministrazione cittadina, sindaco o sindaca.
Innanzitutto vorrei partire da un presupposto chiarissimo, non è una questione grammaticale, infatti in tutte le lingue romanze, esiste la distinzione morfologica del genere maschile e femminile.
Ad esempio nella lingua italiana è assolutamente di uso comune usare termini al femminile quali cuoca, infermiera, modella, operaia, nuotatrice, ecc.
Invocare quindi la grammatica per condannare l’uso del termine sindaco per una donna o viceversa sindaca, non ha senso e deriva soltanto da una radicalizzazione ideologica o da una affezione alla tradizione linguistica.
Affermare poi che una forma è più bella dell’altra, risulta essere soltanto un giudizio assolutamente personale e privo di qualsiasi base scientifica.
Anche l’Accademia della crusca ha più volte dibattuto sulla questione, già dai tempi delle elezioni amministrative di Roma e Torino (Raggi, Appendino), affermando che è assolutamente corretto usare il termine sindaca, tanto è vero che è ormai uso comune per tutti i maggiori quotidiani italiani usare sempre e soltanto il temine sindaca.
Ma io voglio permettermi di dare un consiglio a Giulia De Santis, di farsi chiamare sindaca, perché a mio avviso il vero nodo della questione non è di tipo linguistico ma di tipo culturale.
Una cultura maschilista e androcentrica usa i termini al maschile per svilire la donna, la riporta ad un immaginario nel quale la donna in qualche modo diventa uomo altrimenti non avrebbe le capacità per svolgere questa o quella funzione.
Il riportare al maschile ruoli ricoperti da donne inferiorizza il femminile, mentre ci sarebbe assolutamente bisogno di adottare un linguaggio meno discriminatorio.
Purtroppo la discriminazione di genere, nonostante gli interventi legislativi che hanno regolato la materia, è ancora molto presente e la parità è ancora lontana.
La nostra cultura, impregnata di maschilismo, attua ancora oggi diverse forme di vile violenza, da quella psicologica a quella economica finanche purtroppo a quella fisica.
Del resto non devo stare certo qui io a ricordare quello che accade contro il genere femminile, quando si parla di femminicidi la cronaca parla già molto da sola in questo senso.
Nei pronto soccorso di tutta Italia ogni giorno arrivano donne che affermano di essere “accidentalmente” cadute per le scale o di aver “accidentalmente” sbattuto contro la porta.
Partire dalla cultura linguistica e dall’utilizzo di tutte le forme al femminile, potrebbe rappresentare secondo me un primo piccolo grande passo.
Quindi Giulia con orgoglio, ed in rappresentanza di tutte le donne, fatti chiamare sindaca e battiti con forza affinché tutte le forme di pregiudizio vengano finalmente sconfitte.
Luca Bellacanzone
– La staffetta a Vetralla, la giunta “rosa” a Montefiascone e il dilemma sindaco-sindaca
