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Inizia oggi il processo sull’omicidio di Giulio Regeni, i quattro imputati egiziani non sono presenti in aula

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Roma – Dopo quasi sei anni di indagini, depistaggi e appelli alla verità, si apre oggi davanti alla terza Corte d’assise di Roma il processo per l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano dell’università di Cambridge di 28 anni scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016 e trovato morto pochi giorni dopo. Il corpo del ragazzo presentava segni di tortura.


Giulio Regeni

Giulio Regeni


Sono quattro gli imputati appartenenti ai servizi segreti egiziani accusati del sequestro e dell’omicidio del giovane, anche se non saranno presenti oggi in aula. Si tratta del generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Nella prima udienza del processo verrà affrontato proprio il nodo dell’assenza degli imputati in aula.

I giudici dovranno in primis valutare se la mancata presenza degli imputati sia volontaria. Per evitare che i quattro venissero processati, le autorità egiziane non hanno infatti comunicato a quelle italiane l’indirizzo di nessuno dei quattro, prerequisito fondamentale per la notifica degli atti. Un problema non da poco, visto che secondo l’ordinamento italiano non è possibile procedere processualmente contro un imputato che non è a conoscenza delle accuse mosse contro di lui. 

Il problema era stato superato in occasione della sentenza preliminare, quando il giudice aveva ritenuto che la grande copertura mediatica del caso aveva reso la pendenza del processo a carico dei quattro un fatto noto. Se anche la Corte d’assise accoglierà questa posizione, gli imputati potranno essere giudicati in contumacia. In caso contrario, il procedimento potrebbe essere sospeso.

Nella lista dei testi depositati, i genitori di Giulio Regeni chiedono che vengano ascoltati come testimoni tutti i presidenti del consiglio italiani che si sono succeduti dalla morte del ricercatore, che saranno quindi presenti in tutte le fasi del procedimento: Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte e il premier in carica Mario Draghi. Oltre a loro, la parte civile cita anche i ministri degli esteri e i sottosegretari che hanno avuto la delega ai servizi segreti. Palazzo Chigi fa poi sapere che anche la presidenza del consiglio ha deciso di costituirsi parte civile.

Nei confronti dei quattro, a seconda delle posizioni, il pm contesta i reati di sequestro di persona pluriaggravato al concorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali aggravate.


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