Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ricorre oggi, e ci si augura non passi tra l’indifferenza generale, l’ottantanovesimo anniversario dell’entrata in esercizio della ferrovia Roma Nord.
Un collegamento, quello della Roma-Civita Castellana-Viterbo, che vide la luce già nel 1906 sotto forma di tranvia a scartamento ridotto, grazie all’interessamento lungimirante di Arthur Buetow, agente della società Koppel di Berlino, e poi di Ettore Angelelli, con il significativo apporto degli imprenditori belgi Eugène Ryckaert ed Emile Renders.
Un treno della Roma Nord
Nella primitiva veste a scartamento “metrico”, la ferrotranvia ebbe già ascritto un primato: la linea ad alimentazione monofase più lunga d’Europa. Poco dopo, con i lavori di conversione allo scartamento normale portati avanti dall’impresa dell’illustre ingegnere Ernesto Besenzanica, si sarebbe affermata come ferrovia moderna e all’avanguardia, unendo al trasporto prettamente “locale”, operato nelle zone della Tuscia e lungo la Flaminia, quello “urbano” (o, se vogliamo, “metropolitano”) nella innovativa tratta urbana realizzata in sotterranea tra Acqua Acetosa e piazzale Flaminio.
Pesantemente danneggiata dalla guerra ma presto resa nuovamente idonea al servizio e di centrale importanza negli anni della ricostruzione, la Roma Nord si è dimostrata spina dorsale dei quartieri a nord della Capitale, e mezzo insostituibile per il collegamento dell’Urbe con i popolosi centri del Soratte.
Scampata alle chiusure di ferrovie in piena euforia automobilistica – decisioni, queste, che hanno privato l’Italia di una capillare rete di trasporto – la Roma-Civita Castellana-Viterbo si configura oggi come una ferrovia dove si presentano, sul fronte della organizzazione del servizio, scenari molto diversificati.
Una tratta dall’indiscutibile natura “metropolitana”, tra Roma e Montebello. Una ferrovia “suburbana”, a pieno titolo, tra Montebello e Civita Castellana, vista l’importanza del numero di utenti, soprattutto lavoratori della Capitale, che popolano i centri della Flaminia.
Infine, un collegamento tra Civita Castellana e Viterbo il cui valore va riscoperto almeno secondo due chiavi di lettura: tenendo presente che questo potrebbe appieno sopportare il traffico oggi appannaggio delle strade montuose dei Cimini, con importante rivalutazione di un trasporto armonizzato con l’ambiente, e, non da ultimo, considerando la vocazione turistica che la ferrovia Roma Nord ha – in tutti i 102 chilometri, ma a maggior ragione nel suo ultimo tratto, paesaggisticamente suggestivo – che, se sfruttata, potrebbe dare un vero impulso positivo alla economia dei centri serviti, come ormai è opinione comune per le ferrovie secondarie un tempo considerate rami secchi da recidere.
L’augurio è che si possa festeggiare un novantesimo compleanno della Roma Nord, vedendo la linea avviata verso un futuro che la inserisca al centro del trasporto dell’Alto Lazio quale protagonista e propulsore del turismo di Tuscia e bassa Sabina.
Questo nella convinzione che la “transizione verde” non può che passare per una seria rivalutazione del trasporto pubblico, specialmente su ferro e a trazione elettrica, che d’altronde sarà destinatario di importanti fondi, nell’ambito del Pnrr.
Matteo Jarno Santoni
