Tribunale – Il pm Stefano D’Arma
Viterbo – (sil.co.) – Notaio-ex magistrato accusato di usura, la procura chiede l’assoluzione per insufficienza di prove.
Al centro della vicenda i rapporti tra un imprenditore edile e una società finanziaria con sede presso lo studio di un commercialista di Viterbo.
“Sono anche io una vittima”, si era difeso lo scorso luglio davanti al gup il professionista, di Roma, che ha scelto il rito abbreviato, a differenza del presunto complice, un 62enne di Magliano Sabina, che ha invece scelto di proseguire col rito ordinario. Lo scorso mese di febbraio la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per entrambi.
Nel corso dell’udienza di ieri il pm Stefano D’Arma ha fatto pervenire al giudice Giacomo Autizi una memoria. Contro il proscioglimento si è battuto, nel corso di una discussione di due ore, l’avvocato di parte civile Angelo Di Silvio, che assiste il costruttore la cui società è stata dichiarata fallita il 7 agosto 2017. Il prossimo 7 ottobre sarà invece la volta del difensore del notaio-ex magistrato.
La presunta vittima, pronta a chiedere un risarcimento di 4 milioni di euro, avrebbe visto volatilizzarsi un ingentissimo patrimonio immobiliare composto da otto autorimesse, due depositi, una villa in Sardegna, un complesso di 12 appartamenti e nove autorimesse.
L’avvocato di parte civile Angelo Di Silvio
Il notaio e il 62enne sarebbero stati, all’epoca dei fatti, i legali rappresentanti della società finanziaria. La procura, in fase preliminare, ha disposto una perizia, affidata al commercialista Giancarlo Puri.
Nelle loro vesti, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero stipulato contratti di finanziamento a favore dell’impresa di costruzioni, praticando tassi che avrebbero superato il tasso soglia previsto in materia di usura.
Il difensore del notaio, avvocato Riccardo Micci
Ad esempio, un importo di 35mila euro erogato il 18 dicembre 2007, da restituire in due rate, il 28 febbraio e il 31 marzo 2008, per un importo complessivo di 40mila euro, con un tasso dichiarato del 18%, mentre il tasso effettivo applicato era del 50,12%, ossia superiore al tasso di soglia vigente che all’epoca era del 18,80%.
Nel 2008, avendo bisogno di liquidità per ultimare il complesso d 12 appartamenti e nove garage, la vittima si sarebbe rivolta alla finanziaria, che si sarebbe resa disponibile “previa cessione delle quote di maggioranza e conseguente ingresso nella compagine sociale”.
Grazie a tale operazione, il 10 marzo 2009, il 62enne di Magliano Sabina è stato nominato amministratore unico, carica grazie alla quale avrebbe spogliato patrimonialmente la società degli immobili di proprietà a favore di due altre società a lui ricollegabili, con corrispettivi nettamente inferiori al loro valore di mercato. Avrebbe inoltre sottratto, secondo l’accusa, ingenti somme di denaro a favore della finanziaria, sotto forma di restituzione di finanziamenti, molti dei quali effettuati in contante, senza alcuna quietanza e per importi nettamente superiori al limite consentito dalla norma di legge sull’utilizzo del contante.
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


